— VII — Oh dolci sere, passate sul ponte del San Marco, in vigili colloqui coi semplici marinai, che mi raccontavano le varie vicende delle loro traversate, e, parlandomi di Venezia, mi mettevano inconsciamente nell’animo il germe d’una curiosità e d’un desiderio, che dovevano diventare con gli anni ammirazione e adorazione infinite. Dal ponte del San Marco (oh nome di occulti presagi !) imparai, fanciullo, ad amare con tutto il cuore Venezia e a mandare i miei primi voti alla magica città della grandezza e della gloria. Amore di terra lontana ! Per voi tutto il cuore mi duol ! Ditemi, amici : che è avvenuto del San Marco, del lindo trabaccòlo, che aveva bianche le vele come ali di cigno, e dritti gli alberi e il bompresso, e passava sui flutti con la baldanza e la grazia d’un volante alcione ? S’è forse spezzato, in un naufragio, tra le nostre scogliere, _ o compie, con senile umiltà, il servizio di piccolo cabotaggio lungo le rive dell’Istria ?... Vedete, amici, come sono indocile al vostro invito : voi volete che vi parli delle vostre memorie, ed io vi parlo delle mie antiche fantasie ; voi mi chiedete una pagina di storia, ed io vi racconto le remote leggende della mia giovinezza! * * * Le glorie romane, bizantine, veneziane della nostra terra, sopra ogni altra diletta, e le sue più recenti vicende, ce le raccontano con sicura dottrina gli egregi che hanno composto amorosamente questo volume. Io non posso né devo aggiunger parola. E nessun più devoto