— 56 — gliarità », ossia lo scrivere in una lingua consueta e casalinga. Ci sono epoche talmente felici da poterselo permettere : epoche senza macchia e senza nostalgie. Leopardi stima la famigliarità il dono delle letterature che sorgono. L’ammira nei Trecentisti, la rispetta nei Cinquecentisti, la detesta, per ragioni facili a capirsi, nei suoi contemporanei. Tuttavia anche nei Trecentisti, anche in quei primi scrittori, scopre una evidente inclinazione a straniarsi dall’uso, mediante i barbarismi di cui si servivano abbondantemente e che perciò sono, in questo caso, interpretati da Leopardi come vere e proprie ricercatezze di stile e pretta eleganza. L’arte nasce vecchia. E si direbbe che Leopardi non sappia immaginarsi lo scrittore se non sempre un poco elegante. Wolfango Goethe un giorno, ad una fanciulla che gli domandava ridendo, in seguito a non so quale sua burla, quante personalità avesse, diede questa rispo-