222 Zara ; i serbi, tutti, siano democratici o radicali, addossano a noi la grave colpa di aver contribuito a costituire e difeso l’indipendenza dell’ Albania, di aver dato a Venizelos la possibilità di difendere Salonicco, di impedire, col nostro non intervento, 1’ unanimità dei passi delle grandi potenze — Francia e Inghilterra — contro la Bulgaria, di mantenere, nonostante equivoci non ancora del tutto superati, i vincoli ideali con i fratelli romeni, di considerare 1’ Ungheria, uno stato-nazione che ha diritto di vivere, e di alimentare le sue tradizioni storiche. La avversione contro l’Italia, è in particolare viva nella classe militare, che nella politica italiana vede non soltanto una garanzia di pace, ma un vero e proprio ostacolo ad ambite avventure guerresche. Ecco perchè un’ accordo con l’Italia, su larghe basi, prospettato da Mussolini all’ ambasciatore jugoslavo a Boma, è rimasto senza risposta. C’ è poi ancora il problema adriatico, specifico, cioè la questione della Dalmazia, che il trattato di Rapallo, non che risolvere, ha lasciato aperto. Il patto di Roma che poteva risolverlo, se da parte jugoslava fosse stato osservato con lealtà, ha dimostrato invece che in quei riguardi un accordo è assolutamente impossibile. Le minoranze italiane in Dalmazia, sono ancora oggi, nonostante le clausole del patto di Roma e delle Convenzioni di Net-