217 audace dalla sua irresponsabilità. Ecco perchè a Sofia si seguono gli avvenimenti di Belgrado con viva ansietà. E la Romenia ? Nessuna, almeno apparente, ragione di dissidio esiste fra Belgrado e Bucarest. Ma se poco se ne discute, molto si pensa a Bucarest, al Banato romeno ; dove una popolazione di circa mezzo milione aspetta il momento della sua liberazione. C’ è invece un’ altra questione di cui si parla non poco, dei diritti delle minoranze romene, specie di quelle della vallata del Timok. E se difficili furono le trattative con i governi costituzionali, più difficili ancora saranno le trattative e gli accordi col governo militare. L’ oligarchia radicale serba e 1’ oligarchia liberale romena potevano trovare un modus rivendi : ambedue poggianti su d’una artificiosa base potevano, in necessari accordi, trovare un comune interesse. Oggi le cose sono completamente mutate. A Bucarest, al posto di Bratianu e della sua vasta clientela, si trova Maniu, il più genuino rappresentante della democrazia rurale della nuova Romenia ; la Reggenza, con profondo senso di opportunità, ha congedato gli sfruttatori del Regat inaugurando, così, una nuova èra. A Belgrado è invece avvenuto 1’ opposto : all’ oligarchia serba, è subentrata la dittatura militare. E’ possibile quindi che due regimi così antitetici, trovino modo di accor-