185 e non una pura e semplice imposizione dell’ egemonia francese sull’Europa. Subì l’influenza francese, sensibile in Romenia sin dalla prima metà del secolo XVIII, cioè da quando l’influenza italiana scompare, e sensibile anche durante il regno di Carlo I che pur non ostacolava l’influsso tedesco. Quindi, sebbene sentisse l’ineflìcenza della Piccola Intesa, vi aderì perchè vi scorse l’interesse francese e lo scambiò con l’interesse europeo ; e con lo stesso animo francofilo agì nei riguardi dell’ Italia. I nostri rapporti con la Romenia, e in particolare col governo di Bratianu dal 1922 al 1926 sono stati molto incerti, nonostante il benevolo atteggiamento dei nostri delegati alla Conferenza della Pace, nei riguardi delle aspirazioni romene. Il ritorno di Averescu al potere, riuscì a chiarire codesti rapporti, e rese possibile la stipulazione del patto di amicizia italo-romeno, e la conseguente ratifica del protocollo bessa-rabico. Ma la caduta di Avcrescu e il ritorno di Bratianu ridanno ai rapporti italo-romeni se non la primitiva incertezza, certamente un contenuto di fredda correttezza. Bratianu non riusciva a constatare che tanto la dittatura liberale nell’ interno, quanto la piena adesione alla politica estera della Francia, cozzavano non soltanto contro il nuovo ordine di cose europeo, ma persino contro gli stessi interessi del suo paese. Infatti, la questione bessara-