L INTERPOSIZIONE DEI PRINCIPI Il Papa però confidenzialmente raccomandava al Nunzio il Capello, sapendo di quanta animosità questi fosse circondato e in pari tempo esprimeva la personale sua disapprovazione per il trattamento non meritato. La Corte di Francia era ormai la più fortemente impegnata nel sostenere la Corte di Roma e l’opera personale di Stainville influiva in questo momento sulla linea di condotta del Governo. Non pareva estraneo il fatto che, essendo Stainville « creatura di Madame de Pompadour, non fu difficile di favorire li desideri del Pontefice considerando come parto suo, la interposizione di questa Corte nel presente affare » (1). Nè valeva a distoglierla la serie di insinuazioni che i ministri forestieri accreditati andavano facendo a favore del Decreto e lodando la costanza del Senato. Più di ogni altro si esprimeva abbastanza esplicitamente il Ministro di Sardegna, il quale, parlando delle questioni tra la Corte di Roma e il suo sovrano, metteva molto in evidenza come questo avesse tenuto fermo per non diminuire i diritti del Principato (2). Il Cristianissimo non si lasciava influenzare per nulla. Ormai a qualunque costo si voleva dar soddisfazione al Papa, ma si voleva ancora che il giusto amor proprio dovesse essere rispettato non trovandosi opportuno il rifiuto del Senato al Re alla domanda di sospensione. Dal maggio 1757 si iniziò uno scambio così attivo di note scritte e verbali, di conversazioni tra la Serenissima e la Corte di Francia, da far palese a Venezia che qualunque negoziato colla Santa Sede, ormai per necessità avrebbe dovuto passare per il tramite idi Parigi e di Vienna. Il povero Ambasciatore Erizzo era battuto. Egli trasmetteva regolarmente al Senato i dispacci aggiungendo le impressioni personali: gli aveva parlato molto chiaro il Rovillé, facendogli capire che ormai si imponeva una risposta categorica e che se la Repubblica non l’avesse data, se ne sarebbe pentita amaramente; Vienna avrebbe aiutato il Re e farebbero valere ambedue le pretese sulla terra- piacere degli inimici, nè di peggio credo che potesse succedere ». Arch. St. Venezia, Miscellanea Manoscritti, busta 147, n. 7, Lettera 21 luglio 1756. (1) Arch. St. Venezia, Disp. Roma Exp., f. 40. Alleg.: Disp. Parigi, 15 maggio 1757. (2) Ibidem, 1. c. — 189 —