TENTATIVI E PROVVEDIMENTI PONTIFICI desiderio, tiene non rimanga interrotta la reciproca buona corrispondenza » (1). Il Pontefice non aveva creduto dignitoso scrivere di nuovo ufficialmente a Venezia dopo l’esito del Breve ortatorio : ma aveva però dettato egli stesso il foglio, presentato dal Nunzio. Il Papa si era rallegrato dei sentimenti ortodossi della Repubblica contenuti nella lettera rispettosa inviatagli, ma Sua Santità non poteva dichiararsi soddisfatto rimanendo il Decreto tanto contestato nel pieno suo vigore. E dopo aver ritoccato il solito punto importante, che se vi fossero disordini nelle impetrazioni, era ben pronto a porre rimedio, protestava che il dovere apostolico gli imponeva di vegliare, perchè non gli venissero da altri « levate le chiavi confidategli da Cristo Signore » (2) facendo tiso di un’autorità che non li,anno, e chiedeva in via assoluta durante le trattative, la sospensione del Decreto. In questo foglio, Benedetto XIV chiamava in testimonio Iddio delle sue intenzioni dirette al bene della religione, della Chiesa e della Sede Apostolica, senza voler intaccare l’autorità secolare, a mantenere la concordia tra il Sacerdozio e l’impero e la buona corrispondenza coi Principi cattolici. Nessuno, con maggiore competenza, poteva conoscere quali fossero i limiti di queste due potestà, determinati non da capricci arbitrari — come il volgo può credere — ma da regole precise che riposano sulla stessa essenza della Chiesa stabilita per volontà del Divino Suo Fondatore. La comunicazione fatta da Monsignor Nunzio, trovò accoglienza piuttosto fredda, perchè si dubitava assai che il Papa venisse a misure forti : non fu chiesto parere scritto di consultori, ma il Montegnacco parve fortemente impegnato a sostenere il Decreto, anche con insinuazioni su inesattezze contenute nel foglio del ministro pontifìcio. Dalla relazione storica scritta in quei giorni per ordine del Senato, traluce facilmente l’animo del consultore. Tra i periti della ragion canonica, dei quali egli parla, certa cosa è che egli dovesse — come del resto era giusto — annoverare se stesso, e forse prima che altri. Non è però ammissibile che un perito (1) Arch. Stato Venezia, Esposiz. Roma, secr. 51, coll. Ili, R. I, c. 50, 16 gennaio 1756. (2) Arch. Vaticano, Nunz. Venezia, voi. 217, c. 369 e segg. — 143 —