I RITRATTI DI CRISTOFORO COLOMBO 7 in oro, sulla quale è gettato un manto candidissimo di sota, ron grandi ricami e guernizioni d'armcllini : ovidontemonto un tale lusso non si addiceva alla modestia e alla austeriIA di Colombo c quindi ancho questo ritratto va escluso ; como. un altro del 1600 possedato dai duchi di Veragua, elio a|>-parisce troppo giovine e che per la fisonomía o il costumo non presenta veruna garanzia di autenticità. Anche è da escludere il ritratto dei duchi di Berwiek v Liria, copiato dall’antico ritratto dell'Avana, e da cui il Muñoz tolse l’incisione per la sua Historia del Xuero Mundo. A questo tipo appartengono il ritratto di Antonio Moro e quello del Museo civico di Vicenza, il quale ultimo reca, come in quello del Moro, di cui sembra una copia, la scritta Crìntoforu* Colvmbu* e che, a mio credere, 6 stato ingiustamente lodato dal Jomard e dal Sanguinetti. E in proposito non si comprendo come il Sanguinetti attribuisca, basandosi sul ritratto di Vicenza, opera d'arte piuttosto grossolana, una grande importanza a quello, detto del Farmigianino, che pure non è se non un'invenzione bella e buona. Se li avesse veduti entrambi, avrebbe capito di trovarsi di fronte a tipi astutamente diversi. Inquantocho il secondo ha tarbn fulva e folta, gii altri il pizzo o i baili : le fattezze del volto si appalesano diverse a prima vista. Le sole considerazioni poi che i due originali furono eseguiti molti anni dopo la morte di Colombo, e ohe nessuno di essi rammonta i tipi più accreditati, tolgono a questa •■lasse ogni autorità, sebbene il quadro del Farmigianino sin, como una illusione, una bella e gentile opera d’arte. Vediamo ora qual« importanza abbia il ritratto detto di monsignor Qiovio e che per un certo tempo godette di una grande celebrità. Questo ritratto t ora poaseduto dal nob. dott. Alessandro De’ Orchi, al quale per diritto d’eredità spettò il quadro. Ha capelli (ira bigi e bianchi, corti e ricciutelli alle