328 LA DOGARESSA termine di un anno; pure per ragioni varie, non si adempiva mai con esattezza la legge, poiché s’incontrano nella storia delle lacune più o meno estese, talune anche di quaranta, e perfino una di cento anni, quale avvenne sotto il dogado di Lorenzo Priuli, nel qual tempo, per secondare il desiderio della intiera città, si durava molta fatica a celebrare quella festa, essendosi perduta quasi la ricordanza del cerimoniale, dagli antecessori osservalo. Forse l’idea prima nasceva nel 4423 dalla straordinarietà inaudita degli spettacoli, con cui per un anno si continuava a festeggiare la elezione del Foscari, se leggesi nel Sansovino, che in capo di quell’anno appunto, nolisi l’espressione, si condusse in palazzo la Dogaressa. I Dandolo, gli Orseoli, Marin Falier, Pietro Gradenigo, non a-vrebbero in tal caso fruito per le mogli loro di tanto segnalato magnifico privilegio. In quella lieta congiuntura, risguardata come amnunicolo, a così esprimersi, diplomatico, appendice all'ingresso, e riverbero dello splendore del principato, compariva la Dogaressa, in aria d'imponente maestà, vestiva alla ducale, di panno aurato ricchissimo, con lunghe maniche, le quali si fermavano al gomito, per lasciar vedere le cascate bianche, che scendevano quasi a terra, con sottana tutta coperta di pizzi d’oro, stretta da cintura di brillanti, e con manto di soprariccio d’oro, a fioroni d’argento sparsi. Pendevale dinanzi giù per il petto una bellissima croce, composta di finissimi diamanti; teneva un diadema o berretto a guisa di corno, dello stesso panno d’oro, sotto la cuffia elegante, e dal capo scendevale un velo bianchissimo di candi«, che le fluiva sugli omeri; in piedi teneva zoccoli di velluto cremisino. In tale apparato, nel di prefisso, la visitavano i consiglieri della Signoria e tutto intiero il Senato, e recavasi essa ad incontrarli sulla scala del proprio palazzo, ove le si adattava al capo il berretto, e le si conferiva il giù-