96 SUI PATRIARCHI i pall!i anche al vescovi di Grado. Una tale divisione di autorità, tollerata impassibilmente dal doge Marcello Te-galliano, valse a fomentare vieppiù 1’ odiosità dei partiti, e compromise in più incontri la gloria stessa della Repubblica. Fu grave infatti 1’ attentato seguito, fra gli altri, sotto il doge Giovanni Gaibaio e il figlio Maurizio, al dogado consocio, nel 787, poiché mirandosi a degradare la prima chiesa dello stato veneto, qual era Grado, si giungeva ad assassinare perfino sacrilegamente il patriarca Giovanni; quindi il nipote successore Fortunato, avido di vendicarne la morte, suscitava Pipino contro i Veneziani. E seguiva la formidabile e memoranda battaglia, che diede il nome al Canal Orfano, e cagionò la distruzione di Eraclea e di Equilio. Durante la qual pugna cruenta, penetrati i Francesi in Chioggia e in Pellestrina, e presa la torre di Rron-dolo, entrarono in Albiola, divisa per un canale da Mala-mocco, e sarebbero giunti più oltre, se non trinceravansi i Veneziani in Rialto, battagliando da prodi contro gl’insorgenti, alla testa fra gli altri Angiolo Partecipazio e Pietro Tradonico, dogi poi generosi, operando la sconfitta dell' esercito di Pipino, che gettava in mare lo scettro, per discendere ad alleanza coi vincitori; nei quali il pericolo allora di servitù valse a vieppiù invece rassodare l’indipendenza. Già il papa Gregorio III aveva separato il patriarcato di Grado da quello di Aquileia, ma ben più forte fu il colpo di stato, a cui intese la Repubblica, quando spogliò la chiesa di Aquileia della a lungo goduta sovranità, limitandone al solo spirituale la giurisdizione, senza possesso alcuno di feudi, e tenendosi inflessibile alle inchieste dei pontefici e dei patriarchi, coi quali discese piuttosto a transazioni, rendendo questi ultimi per qualche conces-sion tributarii. Più tardi fermavasi poi, vigente ancora la Repubblica, nel 1750, che la sede patriarcale di Aquileia venisse