PROGEME MOCEMGO 233 genti somme delle rendite proprie famigliar!. E prima di lui un altro Alvise fu principe egualmente pio e generoso, caro alla corte di Francia, ove siede ambasciatore, da cui ottenne porzione della salma di san Pietro Orseolo, e dalla Santa Sede di tali prerogative privilegiato, che la Repubblica innalzarono al cospetto degli esteri principi, ed ebbe il merito di mantener costante la pace con tutte le primarie potenze, che circondavano allora il Veneto 11011 molto fiorente dominio. Successore a Silvestro Valier, che sostenne 1’ uflizio con regale magnificenza , lo emulò egli nell’ ospitare il re di Danimarca, e più ancora nell’ erigere a proprie spese la facciata ricchissima, in marmo d’ Istria , della chiesa attuale di Sant’ Eustachio per cui ben dodici disegni si veggono raccolti dal Coronelli, con nobile avello nel mezzo, e modesta epigrafe, non ultimo elogio al suo cuore in tali motti concetto: — nomen et ciñeres una cuin vanitale sepulta. L’Alvise, eletto nel 1763, fu il doge antepenúltimo della Repubblica, e viveva ancora quando eletto comandante supremo contro i pirati, che infestavano anche le spiaggie dell’Adriatico, comparve sui mari con mirubile dignità, e bombardò Susa, Sfax, Tunisi, e altre piazze Angelo Emo, ultimo Veneziano. Non furono poi grandi soltanto i Mocenigo nel Senato e sul campo, ma nella palestra sibbene delle scienze più astruse, e delle lettere umane. Infatti nel -1560 Filippo, già ambasciatore al duca di Savoia , arcivescovo di Cipro, primate di quel regno e legato, fioriva teologo e filosofo riputato, che figurò nel gran concilio di Trento, e ito a Roma vi compose e pubblicò le Inslituliones universales ad hominum perfectionem. Era versatissimo Andrea in ogni porzion dello scibile, vescovo Minociense o Himoniense nel 1565, intervenuto egli pure, sotto il pontificato di Pio IV, al gran concilio. Di sano filosofo avea voce Luigi, sopra l'armata inquisitore, quegli ch’ebbe cura