— 227 — Ruga degli orefici - Sottoporlici di Riuìlo - Rivoltilo o Rialto fu la contrada, come dicemmo, la più frequentata della città. Sotto a’portici, a parte destra, si adunavano ogni manina i più dei nubili per trovarsi insieme e col conoscersi e col contrarre amicizia conservar l’unione e la concordia fra loro. Dall’altra parte,ov’è la pietra del bando (4), i sottoporlici erano ogni di gremiti dei mercatanti fiorentini, genovesi, milanesi, spagnuoli, turchi e d’altre nazioni del mondo, che in Venezia trattavano onoratamente e splendidamente il commercio. A’lati, ove è la strada comune, erano botteghe in buon numero di finissimi panni, de’quali mandavasi gran parte per tutta Europa e in Levante. Dinanzi la chiesa di s. Giovanni Elemosinario si distendeva la ruga degli orefici; nella quale Irovavasi gran quantità d’oro e d’argento lavorato, tanto per gli usi della città, che di molte altre parti del mondo. Dall’altro lato era la ruga de'gioiellieri, de’ quali in Venezia era grandissima copia. Conciossiachè in questa professione i Veneziani non la cedevano a qual si voglia nazione, ed anche al presente, in tanto scadimento delle arti nostre, sono stimati nel lavoro della catenella d’oro e degli anelletti. Tra’valenti gioiellieri dell’antico tempo ricordano i cronisti un Vincenzo Levriero e un Luigi Caorlkti, i quali operarono, nel secolo XVI, un elmo lungo con quattro corone per Solimano imperatore dei Turchi, ornato e pieno di tante^ gemme, che quel principe, ancora che potentissimo, ne rimase sopra modo maravigliato. 1 gioiellieri di Venezia spedivano loro pregiate e desiderate opere in Francia, Alemagna, Inghilterra e Roma, con che arricchivano smisuratamente. A’di nostri non si serbano ne’dintor-ni di Rivoalto se non che fuggevoli indizii di ciò ch’era colesta a ne (i) Due sono coteste pietre monumentali. Una esiste presso all’angolo della chiesa di s. Marco verso la pialletta, su cui a’tempi della Repubblica saliva un banditore detto comandador, per una scaletta, che or più non è, per pubblicare a suon di tromba gli editti del governo. Questo bel inasso di porfido, del diametro di due piedi, fu trasportato in Venezia dalla piazza di Acri in Soria con altri monumenti e trofei nella famosa spedizione del 1256 dopo la gran vittoria navale riportala da’Veneziani alleati a’Pisani contro i Genovesi, a’ tempi del doge Eenier Zen. La pietra del bando, esistente nel campo di s. Jacopo di Rivoalto, si crede più antica dell’altra. Questo memorabile monumento fu di recente ristoralo a cura del Municipio, il quale, a difenderlo da’ guasti della impronta ragazzaglia , il fe’ circondare da una sbarra di .ferro.