— 68 — 1580. Secondo altra cronaca fu del 1585 ; e quella casa fu comperata dalla Repubblica per ventiseimila ducati, e donata al papa Sisto V, che la diè ad abitare al suo legato. A* nostri giorni il pontefice Gregorio XVI, rivendicata alla santa Sede la proprietà di questo palazzo, lo donò ai R. R. P. P. Minori Osservanti di S. Francesco, i quali, come sarà restaurato, vi metteranno stanza. portantissime e giustissime concernenti /’ onore e lo stalo della República, di una aperta certezza della mala intenzione e delle prave opere del conte e di un imminente pericolo evidentissimo. Anche se non vogliasi prestar fede alle parole d’ uno storico contemporaneo, quali sono quelle del primo documento, come si potrà ricusarla a quelle degli altri due ? Quale sarà 1’ uomo che cre-derassi tanto autorevole di poter dar una mentita alla solenne e ripetuta di-chiarazioue che fa una repubblica della reità d’ un suo capitano ? E questa come potrà darla, se mancano le carie della inquisizione che fu fatta al capitano stesso ? Maligna e indegna di fede è la critica quando sdegnando gli unici documenti eh’ esistono intorno a un fatto, lontana da’ tempi nev quali esso avvenne, crea congetture a favore d’ un uomo, se pur valoroso, anco ingannatore e crudele (*), a danno d'una nazione che per quattordici secoli offerse pur esempi infiniti di giustizia, di pietà, di religione e di valore. 6. Dicesi che fu accolto con una pompa straordinaria, ad inferirne che la Repubblica si valse d* un mezzo indegno per impadronirsi di lui. Grida il Ci-brario : « Tradimento vero, e tradimento tanto più infame quanto è più orribile ad un governo che a privata persona il tradire, fu il pretesto con cui si chiamò a Venezia, fu 1’ arte con cui, per meglio ingannarlo, si chiamò ad un tempo il Gonzaga, fu 1’ onore con cui fu ricevuto a Padova e mandato incontrare da otto gentiluomini quando toccò le acque della Laguna (**) ». Noi non sappiamo come si possa dire tradimento un’astuzia impiegata per coglie» e un astuto e potente traditore. Prima si pruovi con fatti e con documenti che il Carmagnola era innocente, e poi si potrà dire che fu tradimento il modo con cui fu preso. Ma poiché si deve pur ammettere eh’ egli fosse reo, c* indichino i suoi apologisti qual altra maniera dovessero usare per trarlo a Venezia ove dovea essere giudicato, per allontanarlo da quel campo ch'egli voleva tradire, per toglierlo a quelle truppe alle quali si poteva congiungere (***) ? Inoltre egli non era ancora stato publicamente dichiarato reo , e publicamente si dovea mostrar di onorare quello che ancora era creduto il valoroso e fedele generale della República. E il ben della guerra lo addomandava : quale incertezza uel campo, quale scoramento, quale scandalo se ivi si fosse imprigionato il capitano (*) Cibrario, pag. 178. (**) Cibrario, pag. 220. (***) Nel caso che il Carmagnola avesse ricusato di recarsi a Venezia, dovea per ordine della Signoria essere pigliato e messo sotto buona custodia nel castello superiore di Brescia (/s/rw-sione al segretario de Imptriis, Cibrario pag. 190).