— 288 — Sottoportico e Curie dei Squellini. — Questo sottoportico, formato di fondamenta di case antichissime, e la corte adiacente, prendono il nome dai fabbricatori di squele o ciottole, che qui abitavano. Nelle vecchie carte trovansi nominati in barbaro latino scute-larii. Anche presso a s. Barnaba vedremo un Campiello così denominato. Chiesa parrocchiale di s. Simeone profeta, detta s Simon grande.— Le famiglie Ghisi, Aoldo e Briosi eressero quest’antica chiesa nell’ anno 967. E divisa in tre navate, sorrette da archi e da colonne di stile semi-gotico. Sotto l’ara dell’altar maggiore avvi il simulacro del santo profeta, scolpito in marmo greco da Marco Romano del secolo XIII. Sono osservabili pitture una tavoletta di Vincenzo Catena con la Ss. Trinità; l’ultima Cena di G. C. di Jacopo Tintoretto; il Salvatore riposto, di Domenico Tintoretto ; la Presentazione di Gesù al Tempio, di Jacopo Palma il giovine, nel maggior altare ; la Visitazione di santa Maria Elisabetta, del Corona; il Sacrificio di Noè ed Abramo visitato dagli angeli, di Nicolò Bambini; ed in fine una graziosa B. Vergine, di Sebastiano Santi. Il monumento di Antonio Donà, fu scolpito in marmo carrarese da Antonio Bosa nel 1809. Vi si venerano i corpi del Santo titolare e di sant’ Ermolao martire e prete di Nicomedia, a questa chiesa pervenuti nel 1205, come ci narra Flaminio Cornaro. Campo santo. — Egli è il campiello dinanzi la chiesa suddetta, ove seppellivansi i cadaveri in antico, denominazione qui casualmente conservata. I piazzali d’intorno le chiese parrocchiali erano tutti ad uso di cimitero. Sottoportico e Calle della Chiesa. — 11 sottoportico, aderente lateralmente alla chiesa, è di antichissima struttura; ed osservisi in esso quell’ antica scultura coll’ immagine di sant’ Ermolao, rozzo lavoro de’bassi tempi. Campo di s Simeone profeta. Salizzada della Chiesa. Calle dello Squero. — Questa viuzza conduce ad uno squero da presso al gran Canale. Calle larga dei Barri. — Secondo il Gallicciolli (I, 93) questo nome significa terreno paludoso ed incolto. Il cronista Erizzo dice, che le monache della Celestia ebbero un barro per edificarvi il monastero e la chiesa. E 1’ altro cronista Scivos afferma, che nel 1501 si fabbricò la chiesa di sant’Andrea sopra un gran barro appresso il Lido, cioè quella chiesa, ohe poi fu concessa ai Certosini.