— 405 — letti condusse due dipinture a fresco, che non sono delle comuni e ben possono confortare coloro che si dolessero dei monumenti portati via. L’ uno rappresenta Gesù che scaccia i profanatori dal tempio, ed è a destra, 1’ altra il sacrificio d’ Abramo, e sta a sinistra. Alcuni avrebbero bramato più aitante della persona e meglio formato il figliuolo del santo patriarca, dui qual figliuolo secondo la promessa di Dio doveano uscire tante generazioni, e eh’ era in età florida e robusta (avea venticinque anni), e in tempi ne’ quali ancora non s’intisichiva. Come par loro che 1’ ariete che sta dietro ad Abramo, non sia così inviluppato colle corna tra i pruni che non possa sbarazzarsi e fuggir via da quella macchia nè folta nè intricata. Ma chi dopo aver veduto le opere degli altri dipintori a fresco, osserverà questa del Paoletti, porterà mite giudizio di essa, ed anche non saprà essere avaro di encomii al pittore. Una cosa non incontrò troppo il nostro gusto, cioè taluno dei visi dei quattro e-vangelisti che sono dipinti ne’pennacchi della cupola. Noi guardiamo que’ visi e li guardiamo senza devozione, senza sentir rispetto per essi, e pur siamo buoni cristiani. Perchè ci pare di vedere in essi de’nostri amici, degli uomini, non diremo profani ma nuovi come noi. ¡Nell’affresco sopra 1’ altare, s. Magno e Venezia ginocchioni e la Madonna col bambino sono delicatamente lavorati. Ma la barca peschereccia, il corno ducale e il leone, se non c’inganniamo, segnano tre epoche differenti, mentre non se ne dovrebbe vedere indicata che una. Può star la barca peschereccia (*), che allu- C) Abbiamo detto che può star la barra peschereccia nel dipinto del cav. Paoletti, riguardo all’opinione volgare che dice questa città essere stata fondata da pescatori, non già perchè noi crediamo degna di fede una tale opinione. Ben dice l’autore della Cronaca veneta sacra e profana (toni. I, pag. 3): « I primi abitatori accidentali di queste barene diedero motivo a più scrittori delle cose venete di asserire che pescatori si fossero coloro eli’ edificarono Venezia e che quéste isolette abitarono. Ma se gli edificatori di Venezia, e questi primi abitanti furono persone, come tutti confessano, che fuggivano dalle incursioni e rapine dei barbari, certamente nè poveri nè pescatori saranno stati, ma bensì soggetti di ricchezze abbondevoli, e di qualità non ordinarie, poiché chi nulla ha che perdere ndn teine la guerra che nulla gli può togliere; nè pescatori saranno stati, mentre una tal professione nei lidi e nel mare stesso, anziché nella terraferma, si esercita, che però da questa partirsi, per qui ri-covrarsi, edificare, e fabbricarvi, non poteano. Se alcuno qui per accidente di simile professione si trovava, egli certamente altro essere non poteva che un qualche miserabile privo e di qualità e di fortune. Ragionevolmente peròscris-