massimamente se stranieri (*), e quindi variamente le cose illustrino ed i luoghi, e di questi alcuni prediligano, e altri non curino. Onde noi, che non la vogliamo fare da aquile nè da altri più o meno eletti animali, senza pretensione alcuna la faremo da uomini nel discorrere e nel descrivere la nostra città, movendo da un punto, passando al suo vicino, e di mano in mano venendo ai più lontani, e, come fa l’uomo, tenendo sempre aperti gli occhi, e tutto vedendo, e tutto notando. Nostra guida sarà l’Ana-grafi, che con pazienza intelligente compilano gli editori, e che va unita a queste illustrazioni. Siccome però nell’Anagrafi stessa le denominazioni de’luoghi e i luoghi stessi è necessità si veggano ripetuti per la progressione de’ numeri, e per quelle altre ragioni che si fanno manifeste di per sè stesse, non ci terremo obbligati di ripetere più volte, com’essa fa, la denominazione e la cosa stessa, ma di passar oltre, accennata che l’avremo una volta. Un’ altra cosa vogliamo notare : ci dispiacque vedere assai volte le notizie storiche in altre opere di simil fatta troppo lontane dai luoghi a’ quali si riferiscono, e non di rado in cui le cose avvennero. Perchè, ad esempio, nello spiegare le denominazioni locali usate in Venezia, mi vengono favorite le dimensioni del Ponte di Rialto? La confusione degli altrui metodi può forse parer lieve, ma il vantaggio dell’ordine, ammesso che i lettori vogliano pur servirsi dei libri, non è mai lieve. Per questo, discorrendo delle cose generali dei sestieri, astrarremo dalle generali o particolari delle parrocchie, e viceversa, adoperando di tal maniera che ogni notizia sia al suo posto. Dette alcune cose intorno ad ogni sestiere, alla sua denominazione, alle origini, ai confini, passeremo a discorrere d’ogni parrocchia e soccorsale ad esso soggetta, indicando tutte le vie, tutte le piazze, tutte le chiese e tutti gli stabilimenti, fermandoci a discorrere intorno a quelle cose che vogliono essere per (*) Dice il sig. Lecomte che a volo cV aquila l’aspetto generale di Venezia offre la rassomiglianza di un’anfora. E dovea parer così al Lecomte, ch’è tale aquila che spicca il suo volo dalle nubi sopra le osterie, e che prima di tutto va d’ albergo in albergo.