— 39 — Nei tempo in cui Venezia si vendette alla Francia si trovarono ancora nei cantieri deH’Arsenale tredici vascelli e sette fregate, alcuni dei quali erano durati sul cantiere più che qualsivoglia nave sul mare. La marina commerciale annoverava tuttavia trecento legni ed ottomila marinai. L’Arsenale era abitato da una popolazione di operai, i quali dal luogo si chiamavano arsenalotti ; ed erano i sudditi più cari, più fedeli e più privilegiati della Repubblica ; la chiamavano la nostra buona madre: ed essa veramente li trattava come tali amandoli e governandoli appunto a modo di figliuoli. Conciossiachè ad essi avea affidato il servigio del Bucintoro, la guardia del tesoro, del banco e del palagio pubblico, quando vi si ragunava il Gran Consiglio. Le officine non vi si aprivano e non vi si chiudevano che al grido di Viva san Marco ! Portavano i Dogi, erano serviti a mensa il giorno della festa degli sponsali ; e la Repubblica li considerava come i sudditi più risoluti e da serbare alle più perigliose vicende. Combatterono in mare, combatterono in terra, marinai, pompieri, soldati, ingegneri, guardie di polizia, insomma tutto ad ogn’ uopo. In alcuni tempi sommarono a sedicimila, ed erano ancora pochi ai bisogni dell’Arsenale, onde si fecero cucir le vele alle donne, e si accettarono come prezioso regalo dalle potenze amiche alcune centinaia di galeotti. Nel secolo decimottavo si ridussero a tremila; a duemila cinquecento sugli estremi della Repubblica ; durante l’impero francese risorsero a quattromila, ma oggidì sono assai meno. Ne’ bei tempi della Repubblica formavano una classe di operai scelti, erano ammaestrati nelle matematiche, nell’ architettura navale e civile, nel pilotaggio, nelle lingue straniere, nella economia e nella storia naturale, nella scienza dei boschi e nell’ idrodinamica sì necessaria al buon governo delle lagune. Per tutte queste discipline avevano scuole mantenute dallo stato fra loro ed appositamente per essi. La prima idea che rappresenta l’Arsenale di Venezia, a riguardarlo in complesso, si è quella di una città propriamente acquatica dentro ad una città marittima, siccome quello il qua-la gira circa due miglia, comprende in qualche modo un terzo del- lo spazio occupato da Venezia, ed è vasto quanto una bella e florida città di secondo ordine. Si possono dunque applicare ad esso particolarmente le parole che scriveva Cassiodoro ai Veneziani, discorrendo per lettere ad essi della patria loro nascente. —