— 46 — costava circa dieciotlomila zecchini, vale a dire quasi duecentomila franchi, non si conserva che roso e tarlato lo scafo il quale per giunta ne è tagliuzzalo dai fanatici viaggiatori che vanno pure scassinando qua e là il musaico della chiesa di san Marco. Uscendo dal fabbricato degli squadratori si trovano i cantieri o riparti delle galeazze, perchè vi si fabbricavano codesti navigli di stupenda grandezza, trovati nel secolo XVI dal patrizio Giovanni Andrea Badoaro. Ingenti moli sono eziandio questi riparti. polo potente si acquista maggior considerazione, ed accresce la sua felicità, la parte di questa sala che serviva come di tribuna al trono, era coperta di bassi rilievi dorati, fra’ quali distinguevasi Apollo in mezzo alle muse, di cui il bucintoro poteva a ragione essere riguardato come il tempio. Sulle pareti di tutto il restante vedevansi, pure in bassorilievo, le Virtù e quelle Arti che servono alla costruzione de’ vascelli e quelle che ricreano gli spiriti da gravi cure occupati, come sono la pesca, la caccia e simili ; il tutto distribuito con isquisi-tezza. resa più cospicua dalla somma profusione dell’oro. Il numeroso corteggio del Doge in questo caso era accresciuto da’forestieri più illustri, che ambivano l’onore di essere del séguito del principe. Essi, misti ai magistrati, occupavano le due ale della sala, ora stando seduti sopra le panche, ora godendo la vista dello spettacolo, affacciati a qualunque delle ¿¡8 finestre ond’ erano traforati i fianchi del naviglio. Sulla prua la statua colossale della Giustizia, dea tutelare d’ ogni ben regolato governo, attraeva a sè gli sguardi dei sudditi della Repubblica, che ne facevano giulivi 1’ applicazione. In fine riguardando il complesso del bucintoro, potremo dir francamente che giammai forse la pubblica maestà non si scelse un albergo tanto proprio di lei quanto questo; nè per la via dei sensi essa instillò mai negli animi tanta venerazione quanto allorché si raccoglieva tra l’oro e la pompa di sì portentoso naviglio. » Tenerezza poi e giubilo aggiungeva il vederlo mosso e fiancheggiato dalla classe de’ primi abitatori di queste lagune, che spontanea e senza mercede alcuna colle sue apposite barche giocondamente accorreva a rimorchiarlo, so-pravvegliando a’suoi movimenti per ogni accidental cangiamento di venti e di meteore. » Oltre i rimorchi che lo traevano, avea 168 remiganti molto opportuni ad agevolare il maestoso suo corso. Non erano essi nè galeotti, nè marinai, nè gondolieri ; ma bensì gli Arsenalotti, cioè quei membri che componevano la famiglia prediletta della Repubblica, che con sì soave e dolce nome erano chiamati, e col quale eglino stessi chiamavansi con una specie di veracissimo attaccamento. Essi ambirono ed ottennero il privilegio di condurre il Doge a tali nozze, ed abbandonati in questa sola occasione i loro giornalieri strumenti, non isdegnavano seduti sulle panche d’ impugnare a quattro a quattro il remo, godendosi a gara de’loro inusitati sforzi e de’loro anniyersarii sudori». [Feste Veneziane).