— -114 — spedaletto in Casa di Ricovero, i fanciulli passarono nei due or-fanotrofii dei Gesuati e delle Terese, e la casa di Ricovero fu serbata ad accogliere solamente i vecchi, uomini e femine. « Severe indagini vengono fatte prima di ammettere i poveri nella casa di Ricovero : sono scelti i più bisognosi e meno atti al lavoro ; 1’ età grande cresce il diritto ai chiedenti. Ordine perfetto , rigorosa pulitezza regnano nella casa e nelle persone. La casa è sempre nettissima, bene ventilata, tiepida nel verno mediante stufe di mattoni. Le persone hanno vesti uniformi, decenti, comode, adatte alle diverse stagioni. Gli uomini vivono separati dalle donne; hanno cortili per passeggiare, ricevono il conforto delle visite dei congiunti e degli a-inici, escono a visitarli una volta al mese. I cibi sani, il moderato suffragio del vino, il soccorso di medici e medicine, il vivere ordinato li fanno giungere ad una vecchiezza che fa stupire, siccome attestano le tavole necrologiche della città pubblicate regolarmente nella Gazzetta di Venezia. I Padri Cappuccini servono la chiesa, amministrano i sagramenti, dispensano la parola del Signore » (Sagredo, Jmmi-glioramenti di Venezia). — In chiesa , fra le pitture , sono degne d> menzionò una tavola di Damiano Mazza, allievo di Tiziano , la Incoronazione di M. Vergine, la migliore delle sue opere, e una tavola di Jacopo Palma, che rappresenta 1’ Annunziata. Calle e Potile dell’Ospednlelto. Calle e Ponte Telia. Da una famiglia cittadinesca, di tal nome. Fondamenta, Calle, Campiello di s. Giovanni Lalerano. Chiesa e monastero soppressi di s. Giovanni Laterano. Una donna per nome Mattia, che aveva preso l’abito di s. Agostino nel convento dei ss. Rocco e Margherita, fastidita dell’ austera vita che menava, usci del convento , sedotte ad imitarla altre donne. Fatta poi savia che la vita che si mena da quelli che vivono al secolo non è la più felice, e che sovente grandi dolori tengono dietro a piccoli piaceri ed a brevi gioie,forse anche pentita del suo fallo, volle ritornare alla vita religiosa ; e per riparare allo scandalo, con ogni suo ingegno eccitò quelle compagne che l’avevano seguita nella colpa a seguirla anche nell’ emenda. Pertanto si ritirò con esse in una casa contigua all’ oratorio di s. Giovanni Laterano; e dal capitolo dei monaci late-ranensij ai quali apparteneva, acquistò l’oratorio (a. 4504). Il patriarca Suriano diè loro a guida Nicolosa Rorsa di Modone, abba-dessa di s. Servilio, sotto la quale le monache pentite e le nuove venute progredirono nella virtù e ne’ buoni esempi ; sicché parte di