Pietro Spagna. Sopra la gran porta di mezzo è un s. Marco vestito pontificalmente, lavoro eccellente de’fratelli Francesco e Valerio Zuccato,eseguito nel 4545: il disegno è di Tiziano. La inscrizione, che sta sotto ad esso, dice : Ubi diligenler inspexeris, cirtem ac la-borem .... agnoveris, lutti demutn judicalo. I grandi artisti non si fanno paura nè s’offendono del giudizio del pubblico, ma lo provocano. Una simile inscrizione brameremmo avessero potuto porre sotto alle loro cose quelli che riprodussero i sogni di Faraone, e la Vergine seduta sul duro cuscino, nel lato sinistro di questo vestibolo. — Ma sono pregiati anche i Santi delle piccole nicchie sotto il s. Marco, lavorali nell’XI secolo, e i ss. Filippo e Giacomo, nonché gli Evangelisti che sono a’iati della maggior porta. E dei suddetti fratelli Zuccato sono la Crocifissione e la Sepoltura di G. C., nella mezzaluna di fronte ; nonché la llisurrezione di Lazzaro e la Inumazione di M. V., che si veggono nei lati, e si credono lavorati sui cartoni del Pordenone. Bellissimo è il Giudizio di Salomone, messo a musaico da Vincenzo Bianchini nel 4538, stante sopra il monumento sepolcrale del doge Bartolomeo Gradenigo. Parlando di questo musaico, il Vasari dice eh’ è tanto bello, che con i colori non si potrebbe in veritèi fare altrimenti (Vita di Tiziano). Altri musaici adornano questo vestibolo, parte eseguili da que’fratelli, e parte da Bartolomeo Bozza, e parte finalmente da Giannantonio Marini, ti da altri men noti. Ora de’depositi sepolcrali. A destra, in una nice chia, quello del doge Vitale Falier morto nel 4096; sopra di ess-narrasi che il popolo gittasse del pane, gridando che si satollasse morto egli che vivo aveva diniegato gli alimenti alla nazione. Alla sinistra, il monumento della dogaressa Fulier morta nel 1411; e quelli dei dogi Bartolomeo Gradenigo ( morto nel 4343 ) e Marino Morosini ( nel 1152), e di uno dei primicerii del secolo XV, Bartolomeo Ricovrati. — Le valve di metallo di questo vestibolo sono lavorate all’ agemina, con figure di santi e patriarchi, che nelle teste, nelle mani e nei piedi sono intarsiate d'argento. Quelle della maggior porfa sono di artisti veneti, lavorate dal 1100 al 1430, ed hanno la inscrizione : Leo de Molino hoc opus fieri jussit. Di artisti bizantini sono quelle della minor porta a destra, con greche inscrizioni, e reputatisi trasportate dal tempio di s. Sofia di Costantinopoli. — Sul marmo rosso quadrilungo, che sta sul pavimento, nel mezzo, tra le due porte maggiori del vestibolo e della chiesa, fu innalzato nel 1477, secondo che narrano le cronache e dice la tra-