— 270 — numero de’ confratelli, si stabilì di erigere un luogo ampio e decoroso per le radunanze della pia società. Acquistali alcuni fondi nel sito chiamato Castel forte, si eresse il magnifico fabbricato che oggidì ammiriamo. Chi ne fosse 1’ archiletto ci è ignoto, non rimanendovi documento alcuno. Si può peraltro congetturare che ne fosse uno dei vecchi Lombardi; compiuta poscia la fabbrica da Antonio Scarpagnino. Le Fabbriche Venete danno molli particolàri intorno a questo grandioso edificio ; e ne parla anche il Soravia, che dice aver costato la fabbrica 47,000 ducati d’ oro. Molte sono le pitture che adornano questo luogo, e Jacopo Tintoretto lasciò qui varie tele animate dal suo immaginoso pennello. Nella sala terrena alcuni quadri sono di lui. Dalla qual sala, per due disgiunte branche di scala ornaiissima ed amplissima, si ascende ad un pianerottolo, ove sta la Vergine Annunziata, lavoro sublime di Tiziano. Degno di stargli a rincontro è il quadro di Tintoretto colla Visitazione della Madonna. Sul ramo di scala, che si trova tra le due branche suddette, avvi grande tela, ove Antonio Zanchi espresse la pestilenza del 4630. Pietro Negvi al lato opposto colorì la liberazione di Venezia da cotanto flagello. Dell’ ampia sala superiore non può abbastanza lodarsi la maestà e la bellezza. 11 soppalco e le pareti sono adorne delle tele del Tintoretto, di cui è pure la tavola dell’ altare, con due statue laterali scolpite dal Campagna. Giovanni Marchiori rappresentò scolpite in legno varie azioni di s. Rocco ; e Francesco Pianta intagliò mirabilmente in legno le spalliere di questa sala. Il soffino è pure con ricchi intagli messi ad oro. Per adornata porta architettonica si passa in una sala minore, delta \’ Albergo. Vi si ammira il grande quadro del Tintoretto, una delle tre opere segnate dall’ autore col proprio nome, e dove 1’ esattezza del disegno, la terribilità dell’ assunto, la disposizione delle figure, la vaghezza del colorito, la verità dell’ espressione risplendono ampiamente. Il soffilto è tutto messo ad intagli dorati, nel cui mezzo un quadro ovale con s. Rocco è dipinto dallo stesso Tintoretto. Nella stanza detta la Cancelleria avvi un Cristo morto, sullo stile di Tiziano. Oltre le Guide tutte di Venezia, le Fabbriche Venete suddette, il Soravia pur nominato, parla della Scuola e Chiesa descritte un libretto anonimo col titolo : Memorie storico-artistiche sull' Arciconfraternita di s. Rocco, operetta basala su documenti autentici, e divisa in (piatirò parli. Venezia, G. A. Adami editore, Tipografia II azza ri ni, senz’ anno,