— 36- muta In sua insegna. Innanzi al leone s’ erano ritirati i Longobardi da Ravenna, e Carlomagno, dominatore del mondo, invano aveva osato sperar di tarpargli le ali. Saraceni* Ungheri, Schia-voni erano costretti a rispettarlo : Istria, Dalmazia, Friuli e l’Ar-cipelago e le spiagge dell’Oriente gli erano tributarie, o soggette. Spuntava il dodicesimo secolo; i crociati si apparecchiavano astringere d’assedio Tolemaide , Berito e Sidone; armi e navigli si chiedevano ai Yeneziani;e il doge Ordelafo Faliefo, il quale a quei tempi aveva possanza quanta mai non ebbero i suoi successori, ordinava un armamento conveniente allarma, alla potenza ed alla ricchezza della Repubblica. A quest’ uopo e nel medesimo tempo fu posta la prima pietra fondamentale del grande edificio, dal quale doveano uscire tante e tanto gloriose flotte che vendicarono e difesero Italia dagl’ insulti dei Maomettani. A questo lavoro fu preposto 1’ anno 1304 Andrea Pisano, e dopo quel tempo fu proseguito da differenti architetti, secondo i progressi che nel continuo risorgimento delle arti andava facendo ogni genere di costruzioni. Allora sursero le grosse muraglie, le svelte torricelle, i formidabili bastioni che lo difendono da ogni lato. Fu costrutta nel 4460 la porta di terra, e nel 4469 fu circondato delle alte e solide mura che si veggono tuttavia. Dopo quel tempo acquistò meritamente la fama del più bello e più vasto arsenale del mondo. E i Francesi lo confessano, avvegnaché vantino mini 3o compiuti, e che i Piweditori durino in carica mesi ->.\ e sieno del corpo del Senato, ed i Patroni mesi 32, presi dal corpo del Consiglio Maggiore. A compimento di questa materia osserveremo, che sin dall’anno i365 con gelosa regola di polizia si vietò a’capomaestri dell’Arsenale. I’uscir di Venezia e dello Stato per impiegarsi altrove, senza pubblica licenza del Governo : legge con gran severità rinnovata dal Consiglio Maggiore nell’anno 1374- » Altra magistratura appartenente all’Arsenale, e dal governo di questo dipendente, è quella de’ Vii (ioni ini alla Tana, nelle auliche leggi appellati Ufficiali alla Camera del Canevo. A quest’ufficio, d’origine antichissima, il Consiglio Maggiore nell’anno i3o3 stabilì molte regole per l’esercizio della cari* ca. Nell’anno poi 1558 la elezione di questi Ufficiali fu riservata al solo Consiglio Maggiore con legge dal medesimo emanata, colla quale si formò la du-razione nell’uffizio a mesi 16, e fu ad essi attribuito il titolo, che al presente conservano, di Visdomini alla Tana, gran Camera dell’Arsenale, in cui la canapa si lavora, onde formare le gomene e sarchiami delle pubbliche navi ed altri legni del Principato. (Saggio sulla storia civile, politica ec. della Repub-di Venezia, tom. vi, pag. 385).