- 87 — ponevano parte in terra e parte sull’ acque i loro stazii in cui vendevano la grascina ed altri prodotti del loro paese. Nel 4294 fu resa più comoda ai viandanti quella parte di riva che dal ponte della Paglia va oltre il convento di s. Zaccaria. L’ anno -1780 il senato deliberò che non avendo la riva larghezza maggiore del ponte della Paglia, si dovesse allargare come al presente (che è larga 80 piedi circa ). Per eseguire la fabbrica fecesi prima un battuto di pali lungo sei piedi, e sopra di esso si stesero due mani di scorza di larice per lungo e trasversalmente, indi s’alzò col fango del Canal Grande, di cui s’ era ordinata la escavazione nello stesso anno, il muro, in maniera che la fabbrica ha circa no- uia dolorosa e solenne, il primo magistrato del luogo, commosso lino alle lagrime, recitò questa funebre orazione, di cui offriamo il testo originale e nel dialetto del paese, che è quel di Venezia : In sto amaro momento che lacera et nostro cuor, in sio ultimo sfogo de amor, de fede al veneto serenissimo dominio, vi gonfalon de la serenissima Repulilica ne sia de confòrto, o ciladini, che la nostra condota passada e de sii ultimi tempi rende più giusto sto alo fatai, ma doveroso, ma virtuoso per nu■ Saverà da nu i nostri fioi, e la storia del zorno farà saver a tuta V Europa, che Peraslo à degnamente sostenudo fino a V ultimo V onor del veneto gonfalon, onorandolo co sto alo solenne, e deponendolo bagna del nostro universal a-marissimo pianto. Sfoghemose, citadini, sfoghemose pur -, ma in sii nostri ultimi sentimenti, coi quali sigilemo la nostra gloriosa cariera corsa soto al serenissimo veneto governo, rivolgemose verso sta insegna che lo rappresenta, e su de eia sfoghemo el nostro dolor. Per 3^- anni la nostra fede, el nostro valor Tlia sempre custodia per terra e per mar, per luto dove ne à chiama i so nemici, che xe stai pur quelli de la religion. Per anni le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vile le xe stae sempre per ti, o s. Marco ; e felicissimi sempre se avemo reputa li co nu, nu co li, e sempre co li sul mar nu semo slai illustri e virtuosi. Nessun co ti ne à visto scampar, nessun co ti ne ù visto vinti e paurosi. Se i tempi presenti infelicissimi per imprevidenza, per dissension, per arbiirii ilegali, per vizii ofendenli la natura e el gius de le gemi, no te avesse tolto da V Italia , per ti in perpetuo sarave slae le nostre sostanze, el sangue, la vita nostra', e piutoslo che vederle vinto e desonora dai toi, el coragio nostro, la nostra fide se averave sepelio solo de ti. Ma za che altro non ne resta da far per ti, el nostro cuor sia t onoratissima tua tomba, el più puro, el più grondo to elogio le nostre lagreme. « La posterità, di noi più giusta e più generosa, amerà meglio terminare la storia della repubblica di Venezia con questa scena e con questo discorso, di quello che col vergognoso racconto dell’ abdicazione dell’ ultimo doge. » (A. F. Rio, Della poesia cristiana nelle sue forme, Venezia z841, pagina 455 è 456 ).