— U\ — presa d’assalto dai Crociati: pregiato lavoro di Andrea Vicentino. Poi le donne di Zara recanti a Dandolo le chiavi della vìnta città: bella opera del Tintoretto. D’ Andrea Vicentino è Alessio (iglio di Isacco imperator di Bisanzio, implorante aiuto dai nostri contro lo zio che gli tiene il padre in carcere dopo averlo acciecato. Bisanzio costretta ad arrendersi, è bel lavoro di Domenico Tintoretto. Credesi di Francesco Bassano l’ultimo quadro rappresentante Baldovino, conte di Fianda, eletto, in santa Solia a Costantinopoli, nuovo imperatore dai baroni latini. Nella facciata di mezzo, dello stesso Bussano è l’incoronazione di Baldovino. Tra le due finestre Paolo Veronese rappresentò il doge Andrea Contarmi trionfante in Venezia dopo sconfitti i Genovesi. Al lato destro,, gli éredi di Paolo dipinsero papa Alessandro HI solennemente riconosciuto dal Senato nel convento della Carità. Poi degli stessi, papa e doge che inviano, muniti di credenziali, ambasciatori al Barbarossa. Alessandro che dà il cero allo Ziani, è pittura di Leandro Bassano. In altro quadro, del Tintoretto, i nostri ambasciatori a Pavia che intimano all’imperatore di cessare le ostilità contro il pontefice sunnominato. Quel papa che dà lo stocco al doge, è di Francesco Bassano. Pure del Tintoretto è la battaglia navale data dai nostri al Barbarossa, il cui figlio Ottone vien fatto prigioniero; pregevolissima opera. Ziani che parte Benedetto da Alessandro, è di Paolo Fiannnengo. E, di Andrea Vicentino, il doge Ziani offerente al papa il figlio di Federico fatto prigione. Jacopo Palma ce ’I mostra mandato dal papa per trattare la pace col padre, il quale, nell’opera di Federigo Zuccari, vediamo poi umiliato appiè del pontefice. Gambarato e Dal Moro dipinsero, il primo, e mol- lo maestrevolmente, Ziani doge e Federico approdati iu Ancona e riconducenti il pontefice a Roma dopo fatta la pace; ed il secondo, il doge regalato dal papa nella chiesa di Roma in premio deU’aiuto prestatogli contro l’imperatore. Nell’ultima facciata di mezzo, una tela larga 74 piedi veneti alta 30 rappresenta il paradiso , di Tintoretto padre e figlio. Il soffitto, ricco d’oro e d’intagli, ha nel mezzo tre quadri esprimenti tre allegorie diverse. Degli ottagoni, i due primi verso le porte d’ingresso sono di Paolo: in uno Scutari difesa (a. 1473), nell’altro Smirne presa (a. 4474). Gli altri due ottagoni che seguono sono di Francesco Bassano; in quello a sinistra, la rotta dei Ferraresi alla Polesella (1484); nell'altro, a destra, la sconfitta di Francesco Piccinino presso Casal Maggiore. Di Jacopo Tintoretto sono gli altri due ottagoni: in quello a sinistra, Si-