— 240 — quale impiegò molto utilmente parte delle ricchezze acquistate colla valentia de’suoi piedi nella compera di altri palazzi in Venezia. Giardino. — E annesso al detto palazzo. Corte e sottoportico Todeschini. — Uu bel casamento, di proprietà di questa famiglia cittadinesca, diè il nome a questa corte. Orto. — È congiunto al casamento suddetto. Calle di mezzo. — Dall’ esser posta questa calle tra le due laterali fu detta di mezzo o in mezzo ; è molto angusta ed o-scura. Fabbrica di olii medicinali. — E condotta da un Coro-nini ; ed ora, per la concorrenza di altra vicina, discadde alquanto. Chiesa s. Apollinare. — Fu edificata nel 1034 da due famiglie di Ravenna, denominate Sievolo e Rampan. Era parrocchiale collegiata, con tre preti titolali, diacono e suddiacono e venti fra sacerdoti e cherici. Nel 1810, epoca della seconda concentrazione delle chiese, fu soppressa, e convertita ad usi peggio che profani. Nel 1840, posta a pubblica vendita, una eletta mano di devote persone deliberava di farne 1’ acquisto co’ proprii danari per riaprirla quando che fosse al culto. Il che avvenne con grande solennità a’ 16 giugno 1851, dopo infiniti contrasti, superati valorosamente dai proprietarii di essa chiesa, costituitisi in pia Unione, e mercè del cospicuo dispendio di circa 80000 lire d’ Italia. Il maggior altare apparteneva alla soppressa chiesa di s. Giustina e fu donato dallo Stato dietro i validi ufficii del marchese Amilcare Paulucci, già comandante della Marina austriaca in Venezia. Esso è pregiato per ricchezza e rarità di marmi. La tela rappresentante il Martirio di s. Apollinare, è opera lodata del nestore dei pittori viventi Lattanzio Querena. Nella cappella a destra è un dipinto dello stesso pittore, figurante s. Pietro Orseolo. Nel primo altare dopo la detta cappella verrà collocata una tavola rappresentante la Natività di Maria Vergine, opera e grazioso dono della contessa Clementina Spaur Mocenigo. L’ altare che segue, dedicato ai Quattro Coronati Martiri, è stimatissimo per buon gusto di architettura e per ricchezza di marmi, unica, si può dire, e miglior reliquia dell’ antica chiesa. Esso fu ristorato e riacconcio fcon mollo amore dagli scarpellini veneziani, i quali s’ erano indrappellali sotto la protezione de’ santi Coronati, e onoravanli con so-