— 159 — lano il duca Sforza detto il Moro, volpe per la sua astuzia (*). Le due colonne che sostengono l’ambulacro, corrente sopra questo altare, sono di marmo greco, e dividono, insieme coi cancelli di bronzo e il parapetto d’agata sardonica e di verde antico, l’altare dal resto della chiesa. D’africano sono le quattro colonne della tribuna, e di diaspro occidentale il parapetto della mensa. La preziosa immaginè di M. V., detta Nicopeia, che si conserva nel tabernacolo, fu trasferita da Costantinopoli verso il 1204, dopo che fu sconfitto Alessio duca,chiamato dai greci Murzuflo.Credesi dal popolo che sia stata dipinta dall’evangelista s. Luca, ma i dotti lo negano, perchè dicono, che quel santo era medico non pittore: argomento fortissimo come si vede. E dalla sagrestia, nella quale era stata riposta, fu trasportata su questo altare nel 1617, e l’altare fu allora nuovamente adornato. Sono bellissimi getti in bronzo i due angeli ai lati dell’altare, le due figure distese nell’ alto con in mezzo un puttino, e i due candelabri. Dei musaici sopra la tribuna, quello che rappresenta la cena in Emaus fu eseguito coi cartoni di Leandro Bassano, e quello con la comunione degli Apostoli, sopra disegni dell’ Aliense. Fra i molti musaici, che sono nelle vicine pareti (chè troppo lungo sarebbe parlar di tutti) ricorderemo quello eh’è sopra la cappella di s. Isidoro, rappresentante la genealogia di N. D. Fu lavorato da Vincenzo Bianchini, coi cartoni di Giuseppe Salviati, nel 1542. Cappella di s. Isidow. Fu fatta costruire dal doge Andrea Dandolo verso il 1350, per riporvi il corpo del santo martire Isidoro portato da Scio dal doge Domenico Michiel. Antichi sono i musaici di questa cappella; e quasi tutti rappresentano fatti della vita del santo martire. La cassa di marmo (*) Nel pavimento altri musaici si veggono d’ argomento politico. I leoni belli e grassi posti nelle acque, denotano, secondo alcuni, che i Veneziani esercitandosi nelle acque del mare prosperarono; i magri in terra ferma, che i Veneziani appetendo il dominio d’Italia, e dovendo versare in continui e duri contrasti per conseguirlo, divennero magri di ricchezza e di forza. Così si spiegano quei musaici ora ; ma pare impossibile che i dogi fossero tanto buoni da sofiferire dagli artisti, proprio nella loro chiesa, ammaestramenti di politica, o piuttosto cosi duri rimprocci. A noi piace crederli fatti quando la politica de’ Veneziani mirava ancora al mare come ad unica fonte di prosperità, e poscia riprodotti materialmente.