— 15 — poscia, ed è tuttavia, caserma dr/regi marinari Anticamente sole-vusi tenere ogni sabato in questo campo un mercato, nel quale veniva permessa la vendita de’panni lavorati in ero. Tanta era la sua importanza, die poteasi dire uno dei principali d'Italia: gareggiava con quelli di Campalto e di Pavia, allora famosissimi. I tribuni e i primi dogi potentemente lo aveano giovato, facendo sacra promessa di non gravarlo di balzelli. Nel campo stesso è da notare anche il campanile, il quale da il nome alla calle sopracitata : è rivestito di marmo, fa incominciato I’ anno 4403, e condotto a fine nel 4474: la sua cupola fu rifatta nel 4G70. Chiesa di s. Pietro. Nel sito ove sorge questa magnifica chiesa, ergeasene nel C50 dalla famiglia Samacali, detta poscia Cavotorta o Caolorta, una sacra ai tanti Sergio e Bacco. Egli fu nel 774 che venne riedificata, ampliata e dedicata a s. Pietro Apostolo. Ma perchè era ancora incompiuta, il vescovo Orso Partici-pazio curò fosse condotta a termine; e consecrolla l’anno 844. Nel -1596 si alzò la facciata, d’ordine composito, tutta di marmo d’istria, sul modello di Francesco Smeraldi, sopranominato Fracà, a spese di Lorenzo Frinii, cardinale e patriarca; e nel 1621, per le largizioni ili Giovanni Tiepolo, patriarca, la chiesa fu internamente rinovata sul modello di Giovanni Grapiglia. Ainbidue gli architetti tennero lo stile palladiano. A destra di chi entra in chiesa, dopo il secondo altare, trovasi sopra quattro gradini una vetusta sedia di marmo, che, a badare all’opinion volgare, sarebbe la cattedra in cui sedè s. Pietro quando fu in Antiochia. Si vede su questa sedia scolpita un’iscrizione in caratteri arabocufici, la quale, secondo l’avviso de’ più estimati archeologi, contiene due versetti del Corano. Se così fosse, 1’ ignoranza avrebbe messi insieme Cristo e Maometto. Una volta poneansi de’doppieri accesi dinanzi alla sedia ogni anno, il giorno vigesimo secondo di febbraio. Ora una croce giudiziosamente sovraposta rende un po’ più cristiana la venerazione de’ fedeli, ma non basta a distruggere, anzi in qualche modo conferma , 1 opinione del volgo, cioè la falsa. Degli archeologi chi dice la cattedra un cippo di qualche principe moresco, chi una sedia episcopale d’ Antiochia. In un museo non sarebbe fuori di luogo. Nel terzo altare è una tavola con s. Pietro, ed altri Santi, opera di Marco Rasaiti. La tavola che vedesi appesa al muro, raffigurante i santi Pietro, Paolo e Giovanni, è lavoro di Paolo Ve-