— 185 — fuor dell’onesto e del giusto. Il disegno del Selva fu giudicato il più corrispondente al programma pubblicato dalla nobile società proprietaria del teatro di s. Benedetto l’anno 4789 agli architetti veneziani e stranieri, nel quale definiva il numero de’palchetti ed altre misure. 1 concorrenti furono ventinove. — Arse il teatro la notte del 13 dicembre del 1836, e fu in soli sette mesi restaurato coll’opera dei fratelli Tommaso e Giambattista ¡Medim i, i quali tolsero i difetti appuntati al Selva, e fra gli altri ponendo una seconda porta d’ingresso dal peppiano alla platea per far bordone all’altra di fronte che prima quasi non appariva. Le sale della Società Apollinea sono tuttavia quali furono con sommo accorgimento trovate dal Selva, e il teatro è sopra ogni cosa rinomato per eleganza ed armonia e per ricche e simmetriche proporzioni. (*) (*) Il Forestiere illuminato, nell’edizione del 1791, ci dà questi ragguagli del teatro architettato dal Selva: « Questo teatro incominciato l’anno 1791 fu condotto al suo termine in diciotto mesi. Una nobile società di persone lo fece fabbricare a proprie spese dietro il disegno e 1’ assistenza del giovane architetto Antonio Selva veneziano, allievo dell’erudilo Tommaso Temanza. La fronte sul campo, la qual vuol essere considerata la prima, corrisponde alla principale entrata di terra con la loggia corintia inferiormente, e alle sale di comune adunanza col piano superiore. Entrando nella detta loggia, e di là progredendo alcun poco, si ritrova una capace porta che dà ingresso all’ atrio interno del teatro. Facile ed ampia scalea in tre rami divisa si esibisce alla dolce salita, due de’ quali rami mettono all’ androne de’ palchetti del così detto pe-piano ed il ramo di mezzo conduce alla cavea ossia platea del teatro Questa cavea è conformata di un semicircolo prolungato alcun poco curvamente. Degno di osservazione è il fornice di questo teatro, che con equabile curvatura piacevolmente si distende , il che giova non poco allo spandimento e raccoglimento del suono. Ampio e capace si è il palco scenico; e grossa muraglia sostenuta sopra l'apertura del palco da un arco che prende le mosse sui muri esterni del teatro, separa la scena dalla platea, per rendere così meno gravosi i danni che da fatale incendio, cui per propria costruzione vanno soggetti gli edifizii di questa natura, potessero provenire, e per una maggiore cautela si formarono pure due torri laterali al palco medesimo, sulle quali slanno continuamente disposte ingegnose macchine idrauliche a questo flagello in qualche maniera provveditrici. n — Tutto il vaso del teatro ed il tendone si dipinsero la prima volta dal cav. Fon-tanesi di Reggio, ma si ridipinsero nel 1807 da Giuseppe Boi sato. In quest’ anno furono convertiti sei p Jchetti, tre del primo ordine e tre del secondo, nella loggia reale, per ascendere alla quale venne praticata una scala alla meti dell’ atrio. Il teatro fu aperto la prima volta nel 1792, nel tempo della fiera dell’ Ascensione, e vi si cantò l’opera i Giuochi d'Agrigento poesia di Alessandro Pepoli, musica di Gio. Paisiello. —