altri principi. Fu danneggiata da incendii nel 1100, nel 1230, nel 1419 e nel 1429. È lunga piedi veneti 220, larga 448. alta dalla facciata 73, dalla cupola maggiore 110, dalla crociera 180; ed ha una circonferenza di piedi veneti 950. Quanto all’architettura, crediamo opportuno riferire quel che ne dice il Temanza nella sua Antica Pianta di frenesia: « Chiunque ha buon criterio nel fatto delle arti può facilmente ravvisare nella cappella ducale di s. Marco la gradazione del loro decadimento e del loro risorgimento. La prima forma di questo magnifico tempio è cosa di merito, e benché la maggior parte de’preziosi marmi che lo compongono sia uno spoglio di altri templi dell’Oriente, ciò non ostante é riuscita di molto pregio. Ma ella fu opera di tre o quattro secoli, che furono quelli della decadenza, e ciascun secolo coll’entusiasmo della moda, figliuola il più delle volte della ignoranza, vi ha lasciato l’impronta del suo genio. Quindi la cappella ducale di s. Marco è una Greca in Italia, che, adottando le varie mode di lei, si è sfigurata della sua bellezza natia. Lo facciata di fronte è per così dire un grottesco, ma un grottesco magnifico C'è di tutto. C’entra il gotico ancora ». Ha detto assai bene ch’ella è una Greca, come quella che ha la maschia bellezza delle greche donne. Che se vi spiacerà ch’ella sia de’tempi del Temanza, e voi fate ch’ella sia la sposa di qualche valoroso a’ tempi della reden zione ellenica, e che dopo ispirato il marito alla gloria, carchi la bella persona delle spoglie tolte alle superbe padrone. Facciata. E compartita in due ordini separati da un ballatoio, il quale è chiuso da 336 colonnette; ed è ricca di colonne di porfido, di verde antico, di cipollino e di pario. L’ ordine superiore ha cinque volti, il medio de’ quali, aperto da una finestra, è maggiore che gli altri. Essi vólti furono lavorati a musaico sui cartoni di Maffeo Verona da Alvise Gaetano nel 1617; e rappresentano la Deposizione di Cristo, la Discesa al limbo, la Resurrezione e l’Asceusione. I fregi superiori, gl’ intagli, le mezze figure e le statue furono lavorale da diversi artisti, con eleganza e buon gusto, e non poche da artisti nostrali. Sugli archivolti della maggior porta stanno quattro cavalli di bronzo, mandali da Costantinopoli 1’ anno 1206 dal podestà Marino Zeno. Sono alti piedi veneti 4, once 7 dal piede alla spalla, e pesano ognuno libbre grosse 1750. Intorno la storia di codesti cavalli si perdette senza prò tanto tempo quanto avrebbe bastato ad illustrare qualche punto veramente i importante della storia nostra. Chi li vuol romani, chi greci, chi bizantini, ehi fusi in un’epoca, e chi