— 52 — del maggior altare. La saniti Filomena del secondo altare, a sinistra, è di Cosroe Dusi : la dicono opera gemile. Il battistero, che «na volta era altare, è di Tullio Lombardo (a. 1484). Il pulpito è opera del prete Sebastiano Menessuli, che lo fece 1’anno 476-2. Nel lato stesso del pulpito si trovava il monumento ad Angelo Emo del Ferrari-Torretti, del quale abbiamo toccato nella illustrazione della chiesa di s. Biagio. Ora aggiugneremo che stava nella chiesa de’ padri Serviti, e che il gran generale meritava qualcosa più della lode espressa nell’epigrafe: eximiis honoribus Reipublicae durissimo, taelicae navalis insiaurulori, dove non si parla niente del suo grande amor patrio. Ma tutto non si dovea dire alla posterità. Il parapetto dell’ organo ha una tela del Santa Croce, che rappresenta nostro Signore : il gran fregio che gli va intorno e sente tutto il lusso pesante del secffnto, era dorato: ora l’hanno fatto bianco. Ci guadagnò molto il tizianesco lavoro del Santa Croce! Osano dire gl’ intelligenti che il soffitto, dipinto da Domenico Bruni, non è in vero da chiesa, ma da sala: ci pare che gl’ intelligenti questa volta dicano il vero. In questa chiesa 1’ anno 4690 fu istituita la confraternita dei filarmonici sotto gli au-spicii di s. Cecilia : essi ne celebrano la festa con eletta musica. Un tempo qui esistevano altre scuole: quella dei calafati dell* Arsenale, sotto il titolo della Purificazione di N. D. j quella di s. Filippo Neri, che dotava alcune donzelle; e quella di s. Bernardino. Contiguo a questa chiesa sta un piccolo oratorio per la scuola di s. Martino: in una tavola di questo oratorio si vede il santo a cavallo in atto di tagliarsi la veste per darne parte a un poveretto. Fondamenta a fianco dell*Arsenale. Uffizii della I. R. Marina. Ponte e Fondamente dei Panini. Come in altri luoghi della città, così anche in questo si appostano i venditori di zampe, lampre-dotti e trippe: hanno la loro mercanzìa entro un calino coperto che tengono sopra il capo, e posano sopra uno scanno quando si fermano. Il sabato verso mezzanotte le vie echeggiano della loro voce: voce forte e potente se fa credere a taluni sonata la gran campana che saluta la domenica. Sottoportico, Corte, Calle Vcnier. Da Costantinopoli i Venieri si tradussero a licenza, donde poi passarono a Venezia, dove ritennero il nome di Vincenzii (per opinione di alcuni scrittori) sino che assunsero quello di Venieri. Furono tribuni, savii, amatori