— 79 — ti visitatori. Sussidia i poveri che per la età o per gli acciacchi non possono lavorare; mantiene fanciulli abbandonati e ragazze perielitanti ; sostenta cento vecchi nella Casa di ricovero; dota donzelle; e somministra medicine, letti e coltrici agli indigenti. Grande, a vero dire, è la facoltà ch’essa possede, ma anche grande è il numero dei poveri: a tutto ottobre del 1845, quando la popolazione era di 127,925 anime, i soli poveri iscritti ne’registri delle fraterne sommavano a 38,000. Quanto sarebbe desiderabile che la terza sezione di cui componesi questa onorevole Commissione, anziché dirsi elemosiniera, potesse vantarsi benefattrice nel senso più lato della parola ! La elemosinu mantiene il vizio e la miseria ; solo il bene-tizio li toglie: quel benefìzio che eccita ne’ bisognosi l’amore del lavoro e della virtù, che li sa far gareggiare nel bene, che ai pochi migliori dà i mezzi di rialzarsi dalla miseria, che non pone in bocca il pane che all’impotente, che comanda a tutti di lavorare, e si apparecchia ad esigere quando che sia, che da beneficati diventino benefattori. Il povero che non può far prò dell’arte sua, guarderà quasi con dispetto la poca moneta che gli potete dare, perchè non basterà che a sfamare appena i suoi figliuoli, e, se non basterà, e’ la crederà anco un insulto alla sua miseria; ma se gli porgerete i mezzi di ritornare alla sua arte, e di ritornarvi proveduto di ciò tutto che all’arte stessa gli è necessario, oh! allora risveglie-rete l’amor proprio dell’uomo e le sue virtù. Passato in mezzo alla povertà, educato dalla pazienza, rinato alla virtù, confermato dai buoni esempi, quest’uomo si farà maggiore di sé stesso, durerà ¡stancabile nel lavoro, diventerà ingegnoso nel migliorare la sua arte, e potrà dirvi un giorno: Datemi degli uomini a cui io possa dar del lavoro e del pane. E quanti non vi faranno la stessa domanda I Chiesa di s. Giorgio dei Greci. Crescendo sempre più ¡1 numero de’Greci dimoranti in Venezia, e tornando loro disagevole l’uf-fiziare nella chiesa di s. Biagio, pensarono dì fabbricare una chiesa in altro sito e ne porsero supplica al Consiglio dei Dieci. Il quale aderì alla loro domanda, ordinando però che la sua permissione non tenesse qualora non impetrassero il beneplacito della sede apostolica. Perciò si rivolsero al sommo pontefice Leone X, il quale con suo diploma del giorno terzo di luglio dell’anno 1514 permise loro di costruire una chiesa con campanile e cimitero sotto l’invocazione di s. Giorgio martire. Comperarono allora un fondo di terreno nella