un ponte sol rivo di s. Paterniano, l’epoca del eoi interrimento ci è ignota. Calle dei Fuseli, Locanda e calle della Fida. Ha nella contrada di s. tassiano una calle che porta pur essa la denominazione della vile, e la quale il Galliceiolli dice così intitolata da una vite che vi durava a’ suoi tempi. La denominazione della presente calle ebbe senza dubbio la stessa origine. Sul nome dell’altra calle dei Fnseri sono molle le opinioni. Calle e corte del Maltese o dei risi. In essa è un antico edificio che apparteneva alla famiglia Minelli ed ora è proprietà del sìg. Emery. Allato al giardino sorge una scala a chiocciola, del medio evo, ed unica nella città, con arcate a giorno, sorrette da sette ordini di colonne isolate. Sotto-portico e corte del forno. Rami e corte del coppo o forno. Calle delle schiavine. Ramo campiello della Malvasia. Albergo della Regina d’Ungheria. Le calli della Malvasia tolsero il nome dalle botteghe (o spacci) di liquori, che si trovano in esse, il prìncipal capo delle quali è quella sorte dì vino detta Malvasia, perchè proveniente dalla città di egual nome, eh’è l’antica Epidamo, Monon-bassa e Limera, posta nel seno Argolico. Ora i Veneziani indicano col nome di Malvasie tutti quegli spacci ne’quali si vendono vini forestieri L’ albergo della Regina d’Ungheria, chiuso da poco tempo, era tra’principali di Venezia. Corte Morosina e del forno vecchio. L’oratorio della Vergine assunta, eh’è nella calle vicina, detta pure del Forno vecchio, appare dalla inscrizione essersi eretto nell’anno Ì815 da Giovanni Bollani ed altri divoti a Maria Vergine. Esso è del lutto privato, non appartenendo nè alle chiese uffiziate, nè alle secolarizzate; non vi si celebra messa, ma solamente vi si recitano preghiere. Calle dei Sendai ( zendadi ) e delle Campane. L’uso delle campane è antichissimo nella nostra città : gran copia ve ne avea fin da secolo XI, tanto che Domenico Rino, presente alla elezione del doge Domenico Selvo, ed il quale ci lasciò un’ accurata descrizione della festa fatta in quella circostanza nel 1071, scrive, fra le altre cose, che vi fu uno indicibile fracasso di campane. — Quam magnus etiam campanarum tum fuerit sonitus nullius dicti vel scripti exposilione animadverti polest■ — I nostri erano celebri nella fabbrica delle campane, e sotto il doge Domenico Michiel ne mandarono in dono all’imperatore di Costantinopoli. Un Vettore campaner è registra-