— 233 — la Crocifissione, nella mezzaluna, la Risurrezione, ambedue di Leonardo Corona ; a sinistra la Cena di G. C. e la Lavanda dei piedi, dell’ Alíense ; nella mezzaluna Cristo nell’ orto, di Leonardo Corona. — L’ aitar maggiore, eretto nell’ anno 4033, ha una tavola rappresentante il Santo titolare che distribuisce elemosine, di Tiziano Vecellio. Sulla parete presso la cappella maggiore, è un quadro con Costantino che porta la Croce, di Jacopo Palma. Indi, sulla stessa parete, tre quadri, cioè s. Giovanni Elemosinario , il paroco Carnevali e s. Marco, tutte opere di Marco Vecellio. Nell’ ultimo altare è una pala con la t'ergine fra le nubi e tre santi, del Bonifazio. Sulla vicina parete un quadro con 1’ Adorazione dei iMagi, bella opera del cav. Ridolfì. Ramo secondo, terzo, quinto Parangón. Parangón o Paran-con è nome di famiglia, la quale trovasi registrata fra quelle che contribuirono prestiti alla Repubblica per la guerra di Genova nel-I’ anno 1379. Altri dicono che quivi si lavorasse quel genere di stoffa detta damasco del parangón o parancon, il quale sarà stato forse inventato da qualcheduno della famiglia di tal nome. Calle e sottoportico dei Cinque. - Trattoria al casin. L’ antica storia della calle dei Cinque c’ è ignota. Della moderna, e precisamente dell’ attuale, diremo eh’ essa è di sovente, frequentata dai buon gustai di vino, del quale è ivi aperto uno spaccio, e che si porge con una grazia e proprietà da far riescire meno sensibile il grave costo. Lo spaccio si denomina, con bizzarra intitolazione, S. Palpan. Nella Trattoria al casin, al capo opposto della calle, verso la riva del vino, si danno buoni cibi a discreto prezzo. Ramo della Dogana da terra. Dogana, secondo il Gallicciolli, è voce orientale, che significa deposito di biade. Noi la adoperiamo ad indicare il luogo ove si scaricano e pesano mercatanzie d’ ogni genere, al fine di computare il dispendio che devono fare i proprie-tarii per averle condotte in città, e trasportarle fuori di essa. In Venezia, sino all’ anno 1414, tutte le merci si scaricavano e si po-neano a bilancia presso a S. Biagio di Castello. Ma poiché per la molta affluenza di quelle il sito divenne angusto, si edificarono all’ epoca suddetta due dogane, una per i generi provenienti dal mare, 1’ altra per quelli introdotti dalla terraferma. Questa ultima fu stabilita in Rivoalto, e da essa il luogo sopra accennato ebbe il nome. Ramo Calle del sturion. Se e come dal saporito pesce sturio- 30