— 285 — Ramo calle del Cristo. Corte delle Case Nuove. Chiesa e Monastero delle Servite Eremitane di Maria santissima Addolorata. — Due monache sorelle Angela e Lucia Pasqua-ligo instituirono in questo luogo nel 1623 una ragunanza di pie donne. La Chiesetta fu cominciata nel 1631, ed ha tre altari. Fino al 1805 stettero le monache antiche, nel qual anno vennero soppresse. Nel 1821 per opera del parroco Domenico Bazzana si costituirono in questo convento le monache Servite Eremitane, sotto il patrocinio della B. V. addolorata. Oggidì il monastero è fiorente. Sottoportico primo del Cristo. Corte del Taqliapietra, con pozzo. Campo della Lana, e Sottoportico. — Esisteva in Venezia l’arte del lanificio, la quale fu una di quelle, che sommamente contribuì a rendere ricca e rinomata la città nostra. Non ci faremo ad indagare in qual tempo l’arte del lanifizio cominciasse ad essere fra noi esercitata. Certo è che moltissimi nei secoli XIV e XV vennero da Gradisca a fare i lanaiuoli a Venezia. Avevano la loro scuola di divozione accanto alla chiesa di s. Simeone apostolo, ed in questi dintorni le case loro. Calle del Gesù e Maria. — Questa calle prende il nome dal convento suddetto, da questi santissimi nomi pure intitolato. Seccherà. Sottoportico e corte Vario. — La famiglia Dario appartenne ai Veneti cittadini ed ebbe segretari del Consiglio dei Dieci. Corte Canale con due pozzi. Calle delle Cliiovarette. — Diminutivo di Chiovere, delle quali parlammo presso a s. Rocco. Ramo delle Munegliette. — Intendi del monastero suddetto. Campo di s. Simeone piccolo. Calle a fianco la Chiesa. Chiesa de’ ss. Simeone e Giuda apostoli, detta volgarmente s. Simeone Piccolo. E opinione di Flaminio Cornaro che questa chiesa fosse edificata fin dal secolo IX. Ma nel 1718 con largo dispendio dalle fondamenta la si cominciò a riedificare, avendone dato il disegno Giovanni Scalfurotto. Compiuta nel 1738, fu anche consacrata. È da guardarsi questo tempio quale uno de’ migliori ediGcii eretti nel secolo XVIII. Nell’imitare che fece lo Scalfurotto il Panteon, mostrò grande ingegno, senza essere pedante e servile. Nel-l’interno domina l’ordine corintio, così nella loggia esterna, che unitamente alla snella scalea forma un elegante prospetto. Ma da questo nobile insieme s’eleva una cupola gigantesca, che pesa macchinosa su tutto F edificio e lo fa apparire meschino. Francesco Pensai detto Cabianca scolpì il grande bassorilievo col martirio dei