— 5G — altari e molte pitture, del Conegliano, del Santa Croce e del Palina il giovane, e d’altri. Erano in essa istituite due confraternite, quella de’ coronai sotto il titolo della B. V. e quella di sant’ Anastasio dei filatori. Quel Michele Viti, prete Bergamasco, che con altri attentò alla vita di fra Paolo Sarpi, e che perciò fu bandito nel 4607 con pubblico alto del consiglio dei Dieci, era solito uffiziare in questa chiesa. Sul muro di cinta sta un’ iscrizione che dice essere proibito ogni giuoco nel campo: è de’ tempi della Repubblica, e credesi qui trasportata da altro sito. — Poco lungi da questa chiesa si trovavano due spedali: l’uno, detlo delle Boccole dal nome della famiglia che lo aveva fondato, era situato tra i palazzi Manolesso e Magno, in calle di Ca’ Magno; l’altro di casa Cristian, fondato da Natichliero. Ricorderemo ancora che a breve distanza dalla chiesa suddetta erano state erette nel 1501 dal patrizio Nicolò Morosini trenta case a ricetto di gentiluomini poveri. Fondamenta del Cristo. Campo della Celestia. Caserma dell’Artiglieria Marina. Monastero e Chiesa soppressi di s. Maria della Celestia. L’ anno 1237 dodici monache cistercensi di Piacenza vennero a fondare un cenobio del loro ordine, fattevi chiamare da Renier Zeno che allora era podestà in quella terra e fu poi doge. Dedica- lo a Maria assunta in cielo esso monastero chiamavasi S. Maria de Coelestibus, o Santa Maria Celeste, e corrottamente La Celestia. Fu soggetto alla sede apostolica e diretto dai Padri Cistercensi della Colomba fino al principio del secolo XVI, al quale tempo fu posto sotto la sorveglianza dei patriarchi di Venezia, perchè era grande in esso la corruttela e la indisciplina. Narra il Sanudo che un bel giorno del 1509 entrarono nel convento alcuni giovani patrizii con trombe e pifferi, e tutta notte ballarono colle monache ; e che nel 1529 essendosi recalo il patriarca a visitarle e rimproverarle de’loro mali diportamenti, il buon prelato iudegnato ne afferrò una vanerella dalle belle treccie e gliele recise di sua mano ; ma che poi volendo imprigionare due monache fuori del convento, tutte le altre tumultuarono,si misero alla porla , e costrinsero il patriarca a desistere da quel provvedimento. Ma fu ristorata la disciplina, e si ricordarono le monache delle virtù delle pie loro fondatrici. L’ anno 1569, ruinò in gran parie il monastero per l’incendio dell’Arsenale : però le monache abbandonarono per allora il luogo, e si ridussero alle case pater-