Calle Piantoti, Culle Cavalietto, Ramo e Calle dello spezier (speziale), Salizzada s. Provolo (Procolo). Campo e Campiello s. Provolo. La casa al n. 4704 è il sito dove trovavasi la chiesa di s. Procolo. Chiesa soppressa di s. Procolo, volgarmente s. Provolo. La chiesa di s, Provolo, o Procolo, si vuole fondata dalla pietà di Angelo Partecipazio, primo doge residente in Venezia. Secondo alcuni dell’850, secondo altri del 4407, fu trasferita a s. Procolo la cura delle anime per maggior quiete delle monache di s. Zaccaria, le quali serbarono pur sempre il giuspatronato di essa chiesa, e per la sopradetta cura delle anime vi mantenevano due cappellani. Anche questa chiesa fu distrutta nel vasto incendio, poscia rifatta ma molto angusta. Sulla fine del secolo XIV fu ristorata da Amadeo de’ Buonguadagni, vicecancelliere della Repubblica, poi rifatta di pianta nel 4642 dalle monache di s. Zaccaria, e nella metà del secolo scorso arricchita di scelti marmi:avea cinque altari: nel 4808 fu chiusa, poi atterrata e convertita ad uso di abitazione. I. R. Scuola Tecnica. Questa scuola fu istituita l’anno 4844. Ha un direttore, maestri di istruzione religiosa, di matematica e fisica, di storia naturale e chimica, di scienze commerciali, di disegno, di calligrafia, di lingua italiana e di geografia, nonché di lingua francese e tedesca. Calle delle Rosse. Forse da rascia, panno di lana ordinario. Ramo dei Padovani, Sottoportico Diedo. Secondo il Fre-scot questa famiglia venne da Aitino a’ tempi di Attila. Giulio Fa-roldo ne’ suoi Annali Veneti, parlando di Teodato, che nel 735 fu doge, lo chiama Veus dedit, cioè Diedo. Sottoportico Micliiel. Angelo, Nicolò ed Agostino, figliuoli di Anicio Pier Leone Frangipane senatore romano, nel quinto secolo, costretti a ritirarsi da Roma per la invasione dei Goti, giunsero nelle lagune di Venezia con grandi ricchezze, e fermatisi in Rialto furono accolti fra i primarii cittadini e sino da quel tempo si trovano onorati col titolo di tribuni, ed uno di essi nel 697 votò nell’ elezione del primo doge. Angelo, il maggiore dei fratelli, aggiunse al proprio nome quello di Michele (da cui i 3Iicheli e Mi-chiel), attribuitogli dall’ aura popolare per la sua bontà somma, e diede principio a questa famiglia nobilissima. Micheletti furono chiamati i danari di cuoio cotto fatti fare dal doge Domenico Micheli in Soria (anno 4424). Egli, trovandosi con alt"i principi collegati