- 206 - innanzi la prima metà del secolo XI. (i) I Dandoli e i Pizzamano se ne vantano autori ; fu ampliata e restaurata più volte ; la prima per opera di Fantino Dandolo, vescovo di Padova, quando era non più che protonotario apostolico, l’anno 1442, con dare a quest’uopo alcune sue case vicine alla chiesa, ed aumentare nel tempo medesimo la rendita di essa. Quindi minacciando rovina verso la fine del secolo XVI, fu ricostrutta dalle fondamenta in più nobile guisa. L’anno 1827 crollò una parte della sua facciata, e fu tostamente restituita con uno elegante prospetto di ordine corintio. Finalmente l’anno 1832, stando ancora per diroccare, fu soccorsa dalle cure del parroco attuale. Mercè lo zelo di questo pastore la chiesa fu ridotta nel- lo stalo in che ora si vede , con selciarla di nuovo, ¡sgomberarla dei frastagli che ne alteravano la semplicità e raccogliere nell’attiguo cortile le antiche memorie, acciocché, siccome suole in simili occasioni, le non andassero smarrite. In questa chiesa fu instituita da tempo immemorabile una Scuola o confraternita del-Parte dei pittori, fra le antichissime di Venezia , moria di morte naturale, fondata che fu 1’ Accademia di pittura. La dignità parrocchiale risiedette nella chiesa di S. Luca fin dalla origine sua. Le riforme del 1810 tornarono a suo vantaggio, conciossiachè fu accresciuta in quella stagione di tutto il circondario appartenente alla parrocchia di S. Benedetto, e della miglior parte di quello che era di ragione della parrocchia di S. Paterniano, ambo le quali furono allora soppresse. Così pure si aggiunsero ad essa alcune contrade delle parrocchie di Sant’Angelo e di S. Salvatore; ma ella dovette cederne alcune delle sue a quest’ ultima ed alla parrocchia di S. Marco. Questa chiesa era ricca di ragguardevoli dipinti. La pala del secondo altare, con S. Paterniano, S. Luigi Gonzaga in abito di principe, S. Pietro ed altri Santi, dipinta fu dal professore Odorico Politi; nella quale ciascuno vede correzione di disegno e buon colorito. Quella dell’altar maggiore, famoso capolavoro di Paolo Veronese, in cui si ammira la sapiente disposizione dei lumi, l’armonia delle figure,l’arditezza degli scorci, e l’amore con cui è condotta, rappresenta S. Luca seduto sul mistico bove, al quale scrivente il Vangelo appare N. D. in gloria. Due quadri laterali v’ aveano di Alvise del Friso, e in quello rappresentante la comunione degli Apostoli, una fi- (i) 111 una donazione fatta alla cliiesa di S. Malia di Murano nel 1072, è firmato, fra gli altri, Lorenzo Flabanico accolito c piovano di San Luca.