— 158 — Sagrestia. I musaici della volta furono condotti da Marco Rizzo, Francesco Zuccato e Pietro Albeti. Dal Salandri fu rinnovata la figura di s. Pietro. La M. V., nella mezzaluna sopra la porta, è del Rizzo; e i ss. Tedoro e Giorgio, dello Zuccato. Il Padre Eterno, nell’ arco sopra la porta, fu lavorato da Giacomo Passerini, nel 4621. Di Domenico e Giannantonio Bianchini, zio e nipote, sono i due quadri laterali alla porta, rappresentanti s. Girolamo. Le tarsie degli armadii in legno sono lavori eccellenti di Paolo da Mantova, Fra Vincenzo da Verona, Bernardino Ferante e Sebastiano Schiavone. Cappelle di s. Pietro e di s. Clemente. Anche la prima aveva il suo altare, che fu tolto nel 1811 per far più aperto e comodo l’ingresso alla sagrestia; la seconda ha un altare ornato di due bassi rilievi rappresentanti il primo tre Santi e il doge Andrea Gritti genuflesso, il secondo N. D. col Bambino e due Santi. Le statue, che stanno nei due parapetti, i quali sorgono in faccia alle cappelle, furono lavorate nel 1397 dai veneziani Pietro e Paolo Jacobello. Antichi i musaici delle pareti, ed accennano alla vita dei due santi pontefici sunnominati, ed al trasferimento del corpo dell’evangelista s. Marco. Altari di s. Paolo e di s. Jacopo. Furono eretti tra il 1162 e il 1171, e credesi li lavorasse Pietro Lombardo. Ma non paiono di lui, perchè troppo secca la maniera onde sono condotti. Aliare del Sacramento, e una volta della Croce. Fu eretto nel 1618, come venne demolito il vecchio consecrato a s. Leonardo, dove si custodiva una croce preziosa. Le due colonne d’innanzi della tribuna sono di porfido, quelle di dietro d’africano. Il parapetto della mensa è di agata sardonica con bassamente di verde antico. I musaici sopra l’altare rappresentano alcuni fatti della vita di s. Leonardo. Altare della Madonna, una volta di s. Giovanni Evangelista. Il musaico incontro questo al tare, sul pavimento, rappresentante due galli che portano una volpe legata per i piedi, significa i due re di Francia Cari o Vili e Lodovico XII, che portarono fuori di Mi- aveva ili animo di liberare dalle acque un luogo sì sacro ed insigtie per la venerabile antichità. Forse verrà tempo, che l’idea magnifica del serenissimo Fo-scarini venga con tutta I’ arte e l’ingegno eseguita ». Memorie intorno l’antichissima scuola della Madonna de' Mascoli. Venezia 1791, pag. 27.