— 86 — Campiello Pescaría, Calle Scoazzera, Sottoportico del Cristo, Calle Cagnoletto, Calle del Grandiben. Ramo Corte, Corte Nuova, Ramo Calle, Ramo corte Morosina. Varii indivìdui di questa famiglia, abitanti s. Antonino, s. Ternita e s. Severo, facevano fazione all’estimo del comune di Venezia l’anno 4379. Scipione A-gnelli nel sesto libro degli Annali di Mantova dice che per la venuta di Attila partirono i Moresini da quella città, e che si condussero a Venezia con altri nobili Mantovani. Questa casa fu una delle prime che concorsero alla edificazione di Venezia , e delle quali si compose la prima nobiltà patrizia, e delle dodici che votarono nell’ elezione del primo doge. Ponte della co’ di Dio. Calle Suriana. La famiglia Surian, secondo le cronache venete, parti da Tolemaide di Soria, ultima delle città che gl’ infedeli ripresero ai cristiani in quella provincia, 1’ anno 1291. Riva de(]li Schiavoni. Appo noi hanno il nome di riva sole quelle fondamente dove frequenti approdano le barche che servono a traghettare o a scaricare mercadanzie. Questa riva è denominata degli Schiavoni, dai Dalmati (*) che lungo il suo margine (*) » Compie quasi un secolo che il maggior comico dell’Italia, e il terzo fra quanti ci rimasero di tutti i popoli della terra, Carlo Goldoni, scriveva una commedia a onorare i Dalmati, e segnatamente le donne di questa piccola povera nazione. Pochi anni dopo, uno degli ultimi eredi della veneta sapienza, Marco Foscarini, diceva in senato parole coraggiosamente eloquenti a fin di mettere ne’suoi concittadini rispetto del nome dalmatico, e vergogna degli strazii che taluni de’ governanti venivano impunemente facendo della fedele e già tanto desiderata e con tanto sangue acquistata provincia. ii (N. Tommaseo, Gondoliere, n. 6, anno 1846). « Disgraziatamente la depravazione intellettuale e morale del secolo de-cimottavo esercitò la sua influenza sulle lagune, e tante circostanze concorsero ad affrettare la decadenza del carattere nazionale, che più non seppe trovare nel fatai giorno nè l’energia nè la dignità antica. Nulla, per vero dire, tentò Venezia, ma sebbene il cuore della Repubblica fosse pressoché spento, diè segni di vita all’ estremità ; e per non citare che una fra le città le più oscure di terraferma, vi fu a Perasto in Dalmazia, nel primo giorno di dominazione straniera, un’ effusione di patriottiche condoglianze, di cui poche Repubbliche conquistatrici ne furono 1’ argomento. Quando fu ricevuto 1’ ordine di far ¡scomparire il vessillo veneziano per inalberarne un altro, tutti gli abitanti si radunarono nella chiesa maggiore, affine di celebrar quasi i funerali della gloriosa bandiera di s. Marco, e darle 1’ estremo addio, prima di rinchiuderla sotto 1’ altare qual nazionale reliquia. Terminata questa cerimo-