— 209 — raro no in parte la purità del primitivo pensiero. L’architetto sep* pe assai bene superare gli ostacoli che gli erano opposti da un’area molto vasta, ma sommamente irregolare. La facciata sporge sul Canal grande, ed è divisa in tre ordini corintii. L’ingresso è formato da un atrio magnifico, diviso in tre porticati, distinti da due file di grandiose colonne, composte ciascuna di tre intercolunnii. Posteriore al tempo del Sammicheli si reputa i! pogginolo del primo piano, stantechè gli ornamenti non ne sono del tutto puri, nè corretti. Di questo monumento si può dire a buon diritto, che l’opera svela il maestro. Il Sammicheli seppe appaiare nel suo concetto la militare robustezza alla magnificenza civile, onde dall’insieme di sì superba mole traspare maestà e grandezza. Nel 4806 con gravissimo detrimento di questo palazzo vi furono concentrati gli Uffizii postali, eh’erano sparsi per la città. Noi speriamo elle, in virtù delle mutate vicende, gli si restituirà il primitivo splendore, ristorandolo nella parte materiale, non meno che in quella degli ornamenti. Sotloportico e calle del volta, calle Cavalli. Fondamenta e Albergo del Leon Bianco. Questo albergo era annoverato tra quelli di prima classe: lo conduceva un Carlo Marchetti, il quale avealo ridotto a grande splendore. Ma noiato dei molti fastidii che seco trae il tenere un albergo, deliberò di abbandonarlo ; e fu chiuso. Esso era il solo che fosse posto nel centro del gran Canale, ove i più illustri patrizi! amavano avere la propria dimora. Apparteneva in antico alla famiglia Martinengo, bresciana, donata del veneto patriziato per distinti meriti verso la Repubblica. Corriera di Padova, Palazzo Farsetti. Questo palazzo risale al secolo XI. Venduto dal Collegio nell’anno 4584, i nuovi padroni lo fecero ristorare perchè guasto sopra modo, ma seppero rispettare le impronte dell’ arte antica, della quale rimangono evidenti indizii negli ordini superiori. Le scalee e le sale hanno molli pregi d’ architettura, e vi si veggono parecchi dipinti di Giambn-dsta Zugno, di Domenico Tiepolo e de’ suoi alcunni nonché del-l’Arrigoni e del Guarana. Ma il più raro ornamento sono al ferino due cestelline di marmo, poste sulla loggia della magnifica scalea, primo abbozzo dell’ ingegno di Canova, il quale apprese i rudimenti dell’ arte e colse primaticci allori in questo palazzo, destinato da’ suoi signori a scuola delle arti belle. Ora è proprietà del Comune, e vi risiede la Congregazione municipale. Fu risto- 27