— 215 — Carle del Capeler (cappellaio). Giù del ponte del Lovo fu sempre un'officina da cappellaio, d’onde il nome alla corte. . Calle Bembo. Ponte Dolfin ora Manin sul rivo dis. Salvatore. ¡Nella contrada del Ss. Salvatore ebbero sempre splendida stanza le famiglie Nembo e Dolfin. Presso la calle Bembo s’alza gigante il palazzo di quei pntrizii, il cui prospetto è tra’migliori del Canal grande. Al lato dello stesso palazzo, sulla riva del carbone, am-miravasi pure quello dei patrizii Dolfin ed ora ivi presso sorge il palazzo della famiglia Manin, d’onde la doppia intitolazione al ponte. Il palazzo Manin, edificato In origine sopra disegno di Jacopo Sansovino, fu rinnovato negli ultimi tempi della Repubblica con disegno di Antonio Selva, conservato quasi del tutto il prospetto sansovinesco. Caduta la Repubblica, preseduta appunto dal doge Manin, il palazzo rimase incompiuto, massime nella parte degli ornamenti. Ramo del Carbon. Vicolo che conduce alla riva del carbon, della quale tenemmo parola descrivendo la parrocchia di s. Luca. Culle e corte della Simia. Un albergo, già molto frequentato, ridotto a semplice bettola, avente per insegna una scimia, sembra aver dato il nome a questa calle. Campo s. Salvatore. Calle Manin. Il campo nel quale è la porta maggiore del Tempio dedicato al Ss. Salvatore, sebbene assai angusto, è molto vivo e decorato da eleganti casamenti. Ivi è la farmacia del Ponci, il quale fu il primo a metter in uso fra noi l’utile costume di tenere aperte di notte le farmacie. Chiesa parrocchiale del ss. Salvatore, l’empio antichissimo, fatto erigere dalle famiglie Caroli e Gattolosi. Nel 4141 il parroco Bonfiglio Zusto v’introdusse l’instituto de’canonici regolari di santo Agostino. Il grandioso prospetto di questa chiesa, tutto di marmo istriano, è opera di Baldassare Longhena o, com’altri sostiene con buoni argomenti, di Giuseppe Sardi. Fu costruito con danari di Jacopo Galli, mercatante , il quale lasciò in morte per tale oggetto la cospicua somma di ducali 50,000. Entrato il tempio, ne si spiega dinanzi un complesso di cose veramente meraviglioso. Scompartito in tre croci, composte da tre grandi archi, che si spingono sino al tetto, tra i pilastri corintii, posti a sostegno di quelli, stanno altrettante cappelle, i piccoli archi delle quali sono sufifulti da pilastri di ordine ionico. Passato il primo altare a destra di chi entra (il quale nulla of-