— 298 — Nicolò Contarmi, pose d’ esso la prima pietra. Il Martinioni, nella sua Venezia descritta del Sansovino, asserisce che nelle fondamenta si adoperò un milione e più di travi. Baldassare Longhena ne fu 1’ architetto, il quale seppe liberarsi, pressoché compiutamente* «Ini difetti comuni agli artisti del suo secolo corrotto. La pianta di qui -sto insigne edificio è sopra tutto commendevole. Corsero molti anni al compimento di questa chiesa, la quale nel giorno nono di novembre fu consacrata dal patriarca Luigi Sagredo. D’ ordine composito è la facciata, ma è soprammodo carica d’ ornamenti, e di centoventi-einque statue di ammanierato scarpello. Sorge questo tempio maestoso su area isolata, ed ampie gradinate mettono alle sue tre poi te. La immensa cupola, seguita da altra minore, ed i due campanili, si disegnano pittorescamente nell’acqua, da cui sorge tanta mole, e fanno da lungi un mirabile effetto ; giacché è questo uno dei punti più incantevoli della nostra città. Nell’isolato aitar maggiore, ricco di m.u-mi e di sculture, conservasi alla pubblica venerazione un immagine della Vergine, di greco stile, la quale nel -1672 venne recata a Venezia dall’illustre capitano, poi doge Francesco Morosini. Il grande candelabro di bronzo, ivi presso, è pregevolissimo lavoro di Andi ea Bresciano. Nel soffitto del coro si ammirano: gli Apostoli e gli Evangelisti di Tiziano : e tre stupende tele di Giuseppe Salviati. Negli altari stanno pregevoli dipinti di Pietro Liberi, di Luca Gioì dano, e primeggia fra questi la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, pittura di Tiziano. L’ argentea lampada, che pende dalla cupola maggiore, fu posta nel 4836 per votiva offerta della città a fugare il morbo colèra . Giuseppe Borsaio ne diede il disegno, e fu lavorala nell officina del-1’ eccellente artista Pietro Favero detto Buri. La sagrestia minore offre allo sguardo alcune buone pittui e . ma soprattutto n’ è ricca la maggior sagrestia, e 1’ andito contiguo. In quest’ ultimo stanno pitture del Querena, del Servi, del Lippari-ni, del Darif e del Santi. Un Deposto di croce, bassorilievo di malino di largo stile, lavoro del secolo decimoquinto, vuoisi opei a di Antonio Dentone. Ma è gioiello di sommo pregio la tavola di Tiziu-no, della sua prima maniera. Rappresenta nell’ alto s. Marco, ed al piano i santi Sebastiano, Rocco, Cosimo e Damiano. Fu, non è guari, diligentemente ristaurata dal pittore Paolo Fabris. Nel soppalco della sagrestia sono pure di Tiziano i tre grandi quadri : la uccisione di Abele, il *agrificio d'Isacco, la vittoria di David sopra Golid,