— 70 — più vecchi altarini che s’incontrano per le vie, il più spesso la SS. Vergine è rappresentata nell’ atto di ricevere l’annunzio del gran mistero dall* Angelo. Calle della Pietà. In questo calle il frate Francescano Pietro d' Assisi fondò nel 4340 un ospizio a ricovero dei trovatelli. Dicono che P ospizio si chiamasse della Pietà per lo gridare che la prigione era orribile, ma nessuno l’ha veduta, e nessuno degli apologisti si di è cura di sapere quale fosse veramente. Il {librario con la solita sua franchezza, ma sema la solita erudizione, vi narrerà che sbucarono gli sgherri e lo sospinsero nelle prigioni che un brave ponte, chiamalo con infelicissimo augurio ponte dei sospiri, congiunge al palazzo ducale (*) ; e farà ridere chiunque sappia che alla fabbrica delle dette prigioni si diè mano solamente nel secolo deci-inosesto, e che il ponte dei sospiri che le unisce al palazzo ducale, dovè esser fatto posteriormente alla fabbrica ' stessa, cioè centocinquantasette anni almeno dopo la morte del Carmagnola. Una piccola differenza ! Le prigioni poi erano situate anticamente parte sotto il palazzo ducale, e parte sotto il tetto del palazzo stesso. Questo basta a pruovare la falsità delle parole del Cibra-rio. A combattere poi la maligna generalità di quelle del Sismondi, aggiungiamo la esatta notizia del luogo in cui fu posto il Carmagnola. Leggesi nella cronaca antica : E per quella notte lui fu messo nell’ andedo delf Orba, e lì el stette tre zorni. Il medesimo nella cronica del Savina ; Fu posto nel? andedo della presoli Orba, dove el stette tre zorni. E nelle Vite del Sanudo : E posto in prigione neir andito delt Oì'ba, per tre giorni continui egli non volle mangiare. E nella Cronaca Augusiini ( Cod. Marciano I, classe VII ) : Per quella notte elfu messo nell* andido della presoli Orba, dove stette per tre zorni. La orribile prigione fu un andito oscuro ! io. Che la tortura era una crudeltà consagrata dall’uso presso la maggior parte delle nazioni, e che nessun odio deve ricadere sopra la Repubblica se si valse di questo mezzo per istrappare al Carmagnola la confessione del suo tradimento. Non erasi ancora levata potente la parola dei filosofi a comandare più logica e più umana la giustizia dei giudicanti, e a dimostrare che la tortura era il mezzo sicuro di assolvere i robusti scellerati e di condannare i deboli innocenti. Notisi poi che non per altro veniva sottoposto alla tortura se non perchè era necessario alla Repubblica non sólamente conoscere il suo delitto ma tutte le circostanze e i complici, trattandosi di cosa dalla quale poteva dipendere la esistenza della Repubblica stessa. Notisi ancora che non si torturava una feminetta o un uomo debole e delicato, ma un uomo astuto, robusto, avvezzo alle fatiche del campo, alle crudeltà (**) ed al sangue; il qua- (*) Pag. 198. I**) Il condottiero generoso che non aveva permesso si ritenessero i prigionieri arrivò in Friuli avanti che fossero totalmente partiti (gli Ungberi), e dettegli dietro, e presene molti* alli quali fece cavar tutti doi gli occhi e tagliao tutte do le man, et lassadi poi andar in Ongaria ( Cronaca Augustini, Marc. I, Classe VII).