giudiziosamente fu ordinato ; follia sarebbe il diniegare a’nostri an-tichi gran merito nel progresso dello spirito umano : ed egli è pertanto bene che la luce della nuova civiltà reverente e grata qualche volta mova al centro dell’antica. Solo il tripudio sarebbe profano, e non meno inverecondo del festino di Baldassare e dei suoi falsi sapienti. Basilica di s. Marco. Questa magnifica chiesa fu edificata 1’ anno 829, nel sito che dicevasi Morso, per ordine e con le ricchezze dj Giustiniano Partecipazio, e per opera di Giovanni suo fratello e successore nel dogado. Furono allora ordinati sacerdoti e cappellani che la officiassero, e un primicerio che la reggesse, indipendente da altri ma soggetto immediatamente al doge (*). E fu edificata per collocarvi degnamente le spoglie mortali di s. Marco, trasportate da Alessandria; le quali con gran pompa ed esultanza furono trasferite in questa chiesa, e chiuse segretamente in un pilastro interno di essa. L’antico patrono della città ebbe allora un compagno in s. Marco, e le insegne della Repubblica sventolarono fregiate d’ un leone alato. Nel 970 fu devastata ed incendiata dalla furia del popolo infellonito contro Candiano IV (**); e però sotto i successori di lui fu rinnovata, l'istaurata ed abbellita: ina solamente verso il 1070 si principiò a farla di pietra, cliè prima avea pareti di tavola (***)■ Oltre i nostrali, artisti bizantini furono chiamati a lavorarla ; l’Attica , il Peloponneso, le isole della Grecia si spogliarono di marmi per abbellirla; e fu incrostata di musaici. Vitale Falier la consecrava solennemente nel 1094, e geloso, come il secondo Partecipazio, nascondeva sotto la mensa del maggior altare il corpo di s. Marco; perchè le reliquie sante erano alle nazioni d’allora segno cP immensa invidia e di pietà profonda. Sovrani forestieri concorsero ad arricchirla, l’imperatore Alessio Coinneno, il re di Gerusalemme Baldovino I, Lodovico XI di Francia, i pontefici Innocenzo Vili, Leone X, Giulio III, ed (*) Il doge Tribuno Memmo, in un suo diploma dato 1’ aftno 879 per s. Giorgio Maggiore, dice di s. Marco: qiine est cappella nostra, et Ubera a servi iute sanctae malrii Ecclesiae. — Il doge intitolavasi Nos solus Dominus Pano nus et unicus Gubernalor Ecclesiae divi Marci. (**) Questo doge tiranno venne a cercar asilo in questa chiesa, insieme col figliuoletto, contro la giustizia spicciativa del popolo; ma la religione del luogo non trattenne i suoi giudici esecutori, e cadde trucidalo col figliuolo. Il miserabile pregava per i meriti di suo padre! (’”) Cron cit. dal Gallico. § 278, lib. I.