— 488 — scrittori intorno la derivazione della famiglia Gritti; chi la fa venata di Candia, chi da Aitino; altri la divide in due rami e ne fa derivar uno da Musestre e uno dall’ Oriente. Sotloporlico e Calle Barbarigo. Carlo Gradense in una cronaca manoscritta citata dal padre Ireneo della Croce nella storia di Trieste, narra che il primo che acquistasse il cognome di Barbarigo fu Arrigo signor di Muggia, cinque miglia lontana da Trieste, il quale l’anno 880 sconfitti i Saraceni, formossi delle loro barbe recise una collana, ed entrò così bene barbato in Muggia. I Barbarigo partili da Muggia per le irruzioni de’ barbari si recarono ad Eraclea, indi a Malamocco, e finalmente in Rialto. Albergo della Gran Brettagna. Palazzo Duodo ora Balbi Valier. Fu architettato dallo Sca-niozzi nel -1558. La famiglia Duodo, secondo i cronisti veneti, venne dal golfo di Lodano nella Morea. Erano da S. Maria Zobenigo i tre nobili di questa casa che nel 1379 secondo il Cappellari-Vivaro facevano fazione all’estimo del comune di Venezia. Ponte e Campiello della Feltrino, Ponte Corner Zaguri. Campo di S. Maria Zobenigo. Chiesa parrocchiale di s Maria del giglio volgarmente detta Zobenigo. Fra le antichissime famiglie venete delle quali non rimangono altre memorie che quelle tramandateci dai monumenti della singolare loro pietà, è insigne la famiglia Grubanico, il cui nome dura tuttavia, quantunque corrotto, nella chiesa di S. Maria del Giglio, ossia di S. Maria Zobenigo, eretta forse in compagnia degli Frizzi, dei Barbariglii, dei Graziaboni e dei Semitecoli, certo in remotissima eia, quantunque ignota per I’ appunto. DifTatto fu chiesa matrice, da cui dipendevano S. Moisè, S. Fantino, San Maurizio, S. Benedetto, S. Angelo, S. Samuele, S. Gregorio, San Vito, S. Agnese, Ss- Gervasio e Protasio, S. Barnaba, e S. Raffaele Arcangelo. Arse del 966, e del 1105 per conseguenza delle feroci sedizioni di que’ tempi. L’ anno -1680, minacciando nuovamente di cadere, fu nella presente forma riedificata per le cure del parroco Ludovico Baratti e colle largizioni dei fedeli ; fra’ quali segnalossi la famiglia Barbaro, che spese trentamila ducati nella sola informe facciata, sulle cui nicchie stanno i ritratti di cinque di essi Barbari devoti e muniti, e per colmo di stravaganza le piante topografiche di Roma, Candia, Padova, Corfù , Spalatro e Pavia scolpite sui pilastri delle colonne. L’ architetto è il Sardi. Più lodevole è I’ architettura interna, quantunque sia in molti