— 483 — presse parrocchie di S. Moisè, di Sant’Angelo, di S. Maurizio, e con intera la parrocchia di S. Fantino. Calle del Fruttami, Soltoporlico o Corte del Cuoridoro. Campo S. Fantin. Calle Minelli. Corte Foscarini. La nobile famiglia Foscarini venne dall’antica città di Aitino, ed esercitò anticamente il tribunato nelle isole venete. Fra i nobili di questa casa che nel 1379 facevano fazione all’ estimo del comune di Venezia, veggonsi ricordati dagli scrittori un Niccolò e un Micheletto da Santo Stefano. Campo di S. Fantino. E opera e proprietà dell’ingegnere Me-duna il palazzino nuovo di stile gotico, aderente all’Ateneo. Chiesa di s. Fantino. La chiesa di S. Fantino è fra quelle la cui antichità risale alle prime origini di Venezia, ma I’ epoca vera non ne è conosciuta. Bensì ci viene detto che alla sua fondazione concorressero le famiglie dei Barozzi, degli Aldicini e degli Equilii; e che fosse rifabbricata nel 966 dalla gente Pisana, quando venne trasferita daU’Oriente una miracolosa immagine di N. D., onde si cominciò a chiamare chiesa di S. Maria delle Grazie di S. Fantino di Venezia. Del 150-1 si cominciò a nuovamente riedificarla nella forma che conserva tuttavia,'e con un pio legato di Giambattista Zeno ; malgrado però le cure del parroco Marco ltodino ancora non era compiuta verso il 1533, superando le spese la generosità del cardinale. La cappella maggiore, disegno di Sansovino, fu condotta al suo termine còlla pietà dei fedeli e la vendita di alcune case prossime allp chiesa e di ragione dello Zeno sopradetto. L’architettura è della scuola de’Lombardi; la regolarità, 1’ e-leganza e la semplicità dell’ edilizio, diviso in tre navi, la mezzana delle quali è poco meno che doppia delle altre, ne sono irrefragabile testimonio. Pochi sono i quadri dentro di essa che meritino considerazione. Solo si notano alla curiosità degli osservatori sulla destra porta laterale San Giovanni Evangelista ed altri Santi col parroco Giovanni Pomelli, supplici dinanzi a Nostra Donna per impetrarne la intercessione nella orribile pestilenza che allora devastava la città. Il quadro è di Giovanni Enz ma quasi distrutto e più non ragguardevole che per la memoria del parroco Pomelli, autore della cappella laterale ali’altar maggiore, dove serbasi la miracolosa immagine di Maria, che i Pisani restauratori del tempio trassero dall’Oriente. N. D,. S. Giuseppe, con una graziosa veduta di case in distanza, è opera di Giovanni Bellini,