ronese, che lo fece quando era vecchio. Nella parete sinistra della cappella che sussegue vedesi un quadro che rappresenta YAdorazione deJ Magi. Il pittore Pietro Ricchi, nella figura che s’ alza dallo scrigno per vedere i Magi vegnenti, vuoisi abbia rappresentato un avarone Zurlino, che ricchissimo avea ricusato ogni soccorso ai parrocchiani i quali a loro spese facevano eseguire le pitture della cappella. Yernet a’nostri giorni si vendicò in simil modo della spilorceria d’un riccone di Francia : il quale per la vergogna, dicesi, s’è fatta crescere la barba. Gloria all’arte! —Nella parete a man destra notasi il quadro rappresentante il Castigo de* serpenti di Pietro Liberi, bella dipintura di fantasia bizzarra. — Nella cappella maggiore, sulle pareti laterali, a mano destra, è un s. Lorenzo Giustiniani3 che libera Venezia dalla pestilenza, lavoro di Antonio Bellucci ; e a mano manca il Santo stesso faciente elemosina, opera preziosa di Gregorio Lazzarini, che la eseguì nel 4691. L’aitar maggiore, dove giaciono le spoglie mortali di s. Lorenzo Giustiniani, primo patriarca di Venezia, fu scolpito l’anno 1649, su disegno di Baldassare Longhena, da Clemente Moli. Gli affreschi della cupola sono di Girolamo Pellegrini. In una picciola nicchia dietro l’aitar maggiore è un’ effigie in marmo del santo patriarca, lavoro pregiato. Lasciata la cappella che trovasi al lato sinistro della maggiore, quella che vien dopo, e dicesi Vendramin, fu fatta edilicare da Francesco Vendramino, cardinale e patriarca, con disegno di Baldassare Longhena : è tutta incrostata di marmo ; gl’ intagli sono di Michele Unghero ; la tavola rappresentante N. D. e le anime del Purgatorio è una delle opere migliori di Luca Giordano. Nell’ altra cappella il musaico dell’ altare di Tutti i Santi fu disegnato da Jacopo Tintoretto, ed eseguito l’anno 1570 da Arminio Zucca-to. Dopo il battistero, nel primo altare, la tavola che esprime il Martirio di s. Giovanni evangelista è lavoro di Alessandro Varo-tari, detto il Padovanino. Matteo Schiavone ristaurandola, non le diè (egli però lo credeva e lasciollo scritto in due versacci latini) quello che pel tempo essa aveva perduto, ma tolsele gran parte di quello che il tempo le avea lasciato. Prima di abbandonare la chiesa, non vogliamo tacere un avvenimento eh’ essa ricorda, e che saldo § tuttavia nella memoria d’ ogni Veneziano. — Era antichissimo costume de’Veneziani di celebrare i più de’ loro maritaggi in questa chiesa, il giorno della