20 Novi schizzi dall’ Adria com’egli s'esprime : « Qui (nelle montagne albanesi e dalmate) ebbe origine la lingua rumena, presenti i Romani, qui essa raggiunse la propria individualità, di qui, in conseguenza d’avvenimenti posteriori, si sbrancò, ovunque mantenendo i suoi caratteri generali». Il substrato linguistico rumeno diede poi nascimento all’illirico, oggidì ancora persistente nella lingua albanese ; il rumeno, secondo 1’ avviso del Rethy è un « dialetto illirico romanizzato ». Nel sesto e settimo secolo la chiesa cristiana diede una tinta di latinità a tutta la Balcania. Ed a quest’epoca secondo il Rethy risale l’origine della lingua rumena, più tardi influenzata da quella degli Slavi invasori. Indi i Rumeni si portarono come pastori nomadi nell’ Ungheria alta, nella Galizia, nella Moravia ed in direzione nordovest fino nel-l’Istria. Questa nova ipotesi è in qualche modo confortata dalla storia delle immigrazioni nell’ Istria, e segnatamente dalla supposta provenienza dei Cici dal nordovest della Bosnia, nonché dall’ etimologia comune delle parole Va-laco e Morlacco (Moor-Ylach). Il tipo dei Cici si distingue senz’altro da quello degli altri Slavi e rivela caratteri patenti dell’ incrocio con una stirpe romana, tanto è vero che nella Val d’Arsa si trova ancora qualche bella testa romana. Dai suoi vicini il Cicio si distingue per la carnagione bruna, per il temperamento focoso, per nobiltà ed attitudini, per vivacità e movenza. L’ Urbas li descrive come gente fedele, che non tradisce mai la parola data nemmeno col nemico, e parca come i Beduini. La persona più ragguardevole dei Cici è il pastore : in ottobre-novembre ei discende ogni anno nelle valli temperate dei Morlacchi per ritornare in maggio sull’altipiano. In condizione più misera vivono quei Cici che passano una parte dell’anno sul Nevoso della Carniola a