Capodistria al bacio mattutino del sole, sprizzano lampi di fuoco e si sperdono in cerchi di colori scintillanti. La vetusta capitale dell’Istria, ancora circonfusa dall’ ultima nebbia della notte sfumante in nimbo roseo, sogna forse i giorni della sua infanzia e forse li arretra fino all’ epoca del mito argonau-tico, quando il suo nome sarebbe stato Palladia e colchi i suoi abitanti. A Capodistria dopo i Colchi s’insediarono i negozianti ioni che la chiamarono Aegida. Poi la colonia militare romana, datole il titolo di « Oppidum civinm ro-manorum » e l’importante compito di sentinella di confine, le tradusse il nome in latino. Ma Capris, percossa dalla marcia degli Unni e degli Alamani, andò in rovina. I bizantini la ricostruirono sotto il nome Iustinopolis e d’allora in poi il quadro delle sue vicende si delinea più netto. Col tribuno Basilius, che vide Bucelino duce degli Alamani, più tardi infelice commilitone di Tela re degli Ostrogoti, enti-are nella città desolata, ha principio la serie dei 500 Rettori, registrati nella cronologia di Gedeone Pusterla 4). Dopo gli ipati bizantini succedono al governo del comune gli scabini franchi, ed è allora che la città, colla lingua di Roma d’occidente, prende il nome di Caput Histriae. In seguito si sostituirono i conti dei duchi dì Carintia, come quelli a cui l’Istria fu assegnata in feudo ; però questa fino dal 932 riuscì a rendersi tributaria di Venezia, allo scopo di proteggere la propria navigazione. Firmata la pace di Costanza, la capitale istriana riprese la sua autonomia. L’amministrazione s’affidò ad un Podestà coadiuvato da tre giudici, da un seniore (maggiore) e da quattro notai. Gli interessi commerciali e marittimi cementarono ognor più l’alleanza con Venezia, ma di pari passo la potente città delle lagune fece sentire il suo pre- 1) Gedeone Pusterla. I Rettori di Egida Giustinopoli Capodistria. Capodistria 1891. 5*