Etnografìa dell’ Istria 17 nano e la peperella ; la monotonia dei pascoli magri ed asciutti è interrotta da gruppi di ginepri arborescenti, da cespugli di orni e di prugnoli ; in questo paesaggio melanconico i miseri villaggi sono separati da ore ed ore di cammino. Di solito i villaggi sono situati in una depressione del suolo che li difende in qualche modo dalla bora, vento invernale spaventoso ; nel terreno povero di humus di queste depressioni si coltivano erbaggi, cavoli, mais e sorgo. Su queste alture al tempo dei Romani vivevano i Giapidi, popolo affine agli Istriani, e secondo Strabone mescolanza di Celti e di Illiri, disturbatori instancabili delle colonie di Trieste. Secondo l’opinione di certuni gli odierni Cici sono i discendenti di questi Giapidi commisti a novi coloni. Così il Tedeschi opina che gli Sloveni, quando al Placet del Risàno furono confinati sul Carso, si sarebbero spinti più verso mezzodì, se a mezzodì non avessero trovato il gagliardo ostacolo d’una stirpe romanica ; il Tedeschi chiama i membri di questa stirpe Ciribiri, nome con cui si denotano i Rumeni dell’ Istria. Prestando fede a quanto asserice lo storiografo triestino, il Padre Ireneo della Croce, i Rumeni entrarono nel territorio di Trieste nel secolo decimosecondo, ad essi più tardi seguirono gli Sloveni, da cui discende l’odierna popolazione territoriale. Se è vero quanto afferma il cronista Ireneo, che i Rumeni o « Rumieri », come egli li chiama, erano fuggiaschi, si potrebbe argomentare che avessero abbandonate le loro sedi primitive nella penisola balcanica, cacciati dagli Slavi. Ed allora non possono discendere dai Giapidi, come vorrebbe il Tedeschi. Com’ è stabilito da documenti, i Rumeni s’insediarono su quel di Trieste nell’ anno 1490. Un decreto emanato dall’ imperatore Eederico IV nel 1490 li definisce popolo isenza patria e proibisce loro severamente di usufruire dei 2